Vaccini anti Sars-CoV-2: innumerevoli sperimentazioni, ma cosa ci aspetta per il futuro?

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Vaccini anti Sars-CoV-2: innumerevoli sperimentazioni, ma cosa ci aspetta per il futuro?

Sono 118 i candidati a cui stanno lavorando gruppi di ricerca in tutto il mondo, ma solo 8 hanno raggiunto la fase clinica con i test sull’uomo. Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

Sono 118 i vaccini sperimentati in tutto il mondo; cerchiamo di capirci un po’ di più con l’aiuto di Sergio Abrignani, immunologo, ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano e direttore dell’Istituto nazionale di genetica molecolare «Romeo ed Enrica Invernizzi».

Sfida senza precedenti

L’Organizzazione mondiale della sanità ha stilato un elenco del numero dei vaccini sperimentati nel mondo: sono 118, di cui 8 nella fase clinica, volta a dimostrare efficacia e sicurezza del prodotto. I restanti 110 sono a livello pre-clinico: è ancora necessario decidere se procedere al passaggio sull’uomo.

Secondo il direttore generale dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), Nicola Magrini, il tempo ragionevole per pensare a un vaccino è primavera-estate prossima.

Quattro famiglie

I vaccini si dividono in quattro famiglie:

  • quelli basati su vettori virali e Vlp (virus-like-particles);
  •  suproteine ricombinanti;
  •  acidi nucleici (Dna e Rna);
  •  virus inattivati o attenuati.

 Sergio Arbignani afferma l’obiettivo di tutti i gruppi di ricerca è di indurre anticorpi contro la proteina spike, la chiave con cui il virus si diffonde.

“Non avendo tempo per studiare in dettaglio quale sia il correlato di protezione dall’infezione, abbiamo assunto che gli anticorpi contro la spike prevengano l’infezione delle cellule e quindi la malattia ed è probabile che sia davvero così, visto che Sars-CoV-2 ha dimostrato di mutare relativamente poco”.

Se l’ipotesi dei ricercatori fosse vera, il vaccino potrebbe essere disponibile per tutti a inizio 2022. L’immunologo precisa che la produzione di un farmaco biologico è complessa e costosa, quindi è necessaria una stretta collaborazione fra le più grandi aziende di vaccini per produrre miliardi di dosi di vaccino in poco tempo.

L’immunoterapia passiva è indirizzata a chi è già infettato, gli anticorpi vengono prodotti a livello industriale e poi iniettati per bloccare l’infezione; questa inoltre potrebbe essere fatta con il plasma arricchito di anticorpi neutralizzanti, dei pazienti guariti.

Difenderci dall’influenza

Se il vaccino contro Sars-CoV-2 non arriverà prima di un paio d’anni, in autunno dovremmo fare tutti l’antinfluenzale per evitare la confusione diagnostica perché il Covid ed i virus influenzali hanno un esordio simile.

I vaccini basati su acidi nucleici

Il vaccino a cui sta lavorando da gennaio l’azienda farmaceutica statunitense Moderna, al momento è il più avanzato. Consiste nell’iniezione di un Rna codificante per proteine del virus, una volta nelle cellule umane, l’Rna, dovrebbe essere tradotto nella proteina spike che dovrebbe poi indurre anticorpi neutralizzanti. Sembra che il vaccino abbia già avuto effetti positivi sugli uomini, senza effetti collaterali

In uno studio condotto dai ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston e pubblicato sulla rivista Science, sei candidati vaccini a Dna con varianti della proteina spike hanno funzionato proteggendo i macachi da Sars-CoV-2.

Vettori virali

a Oxford stanno sperimentando un vaccino basato su vettori virali derivati da adenovirus, in grado di codificare per la proteina spike. La multinazionale farmaceutica AstraZeneca produrrà almeno 400 milioni di dosi del potenziale vaccino ed arriverà ad 1 miliardo nel 2020 e 2021.

Lo Jenner Institute della Oxford University, che sta realizzando il vaccino in partnership dell’azienda italiana Advent-Irbm di Pomezia, fa sapere che la prima fase di sperimentazione si è conclusa positivamente; secondo Pietro Di Lorenzo, presidente di Irbm il vaccino promette bene.

AstraZeneca sarà responsabile dello sviluppo, produzione e distribuzione del vaccino.

Virus inattivati o attenuati

Il vaccino basato su virus inattivato è una tecnica conosciuta da sempre e ci stanno lavorando alcuni ricercatori cinesi. In india invece, due gruppi indiani stanno sperimentando un vaccino meno sicuro, cioè basato su virus vivo attenuato.

 Proteine ricombinanti

Big pharma, Sanofi e Gsk hanno l’obiettivo di produrre un vaccino basato sulla proteina spike ricombinante (prodotto da Sanofi), combinata con un adiuvante a base di squalene (prodotto da Gsk).

Si tratta di una tecnica molto più collaudata, la procedura è più lunga e complessa, ma ha dei vantaggi: è ampiamente conosciuta e offre una più alta probabilità di arrivare a prodotti efficaci e sicuri.

Che cosa succede in Italia?

In Italia ci sono molte iniziative valide (è il caso dell’Advent-Irbm di Pomezia, dello Spallanzani di Roma e così via). Arbignani afferma: “Quello che in tanti stiamo facendo è studiare la risposta immunitaria nel sangue dei pazienti, sia nella fase di malattia moderata/grave che nei paucisintomatici e negli asintomatici. Inoltre valutiamo l’evoluzione della risposta a distanza di tempo dalla guarigione, infatti molti di noi sospettano che sia la guarigione che le complicanze dell’infezione dipendano dalle risposte immunitarie.


Nei coronavirus più noti, la memoria immunitaria è limitata nel tempo, ma non è detto però che sia così anche per Sars-CoV-2, conclude Arbignani.

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