Smartworking: le aziende meditano di prolungarlo per ridurre i costi

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Smartworking: le aziende meditano di prolungarlo per ridurre i costi

I dipendenti delle varie aziende stanno tornando gradualmente negli uffici, tuttavia il rientro va avanti con il contagocce. Lo smartworking rappresenta un problema per l'economia delle grandi città come Milano, Roma, Firenze, Napoli. Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

I dipendenti delle varie aziende stanno tornando gradualmente negli uffici, tuttavia il rientro va avanti con il contagocce perchè i nuovi grattacieli sono costituiti di openspace, antitesi dell’isolamento dovuto alla pandemia, così le aziende meditano di continuare con lo smartworking.

Smartworking: una scoperta conveniente che andrebbe messa a regime

Oggi, a causa dell’emergenza sanitaria, nei grandi edifici adibiti a uffici nel cuore di Milano possono entrare circa il 25% dei dipendenti che ci lavoravano a regime, inoltre c’è la questione dei costi derivanti dalle sanificazioni e non solo. Dopo aver scoperto che i dipendenti possono lavorare tranquillamente da casa e il risultato non cambia ( o addirittura migliora), alcuni iniziano a vedere di buon occhio lo smartworking, esprimendo la necessità di codificarlo e metterlo a regime anche in tempi normali. Ciò significherebbe un trasferimento di costi dall’azienda al dipendente, tuttavia, quando c’è un obbligo di qualunque tipo allora non abbiamo più a che fare con lo smartworking che invece si alimenta di libertà e responsabilità.

Questo può ridurre il lavoro, come mette in guardia il sindaco di Milano?

Nel suo intervento pubblicato oggi sul Corriere il sindaco Sala sottolinea una possibile relazione negativa tra smartworking e occupazione: “temo che il lavoro a distanza, non adeguatamente inserito in una strategia complessiva, lasciata al semplice vantaggio economico o alle “forze del mercato”, possa aumentare la possibilità che posti di lavoro vengano tagliati. Anche di chi oggi è in smart working. È questa la mia preoccupazione. Corroborata da indizi che raccolgo ovunque e che lasciano presagire prossimi “piani di efficientamento” da parte di moltissime aziende”.

Dalla Camera del Lavoro di Milano rispondono invece di pensarla in maniera diversa, Massimo Bonini, ad esempio, chiede un ripensamento della città, basato su discussione e condivisione. In Confindustria il responsabile dell’area Lavoro e Welfare Pierangelo Albini spiega che “lo smartworking fa emergere il lavoro “in purezza” slegato dal tempo e dallo spazio; in pratica risulta evidente chi è utile per davvero e chi invece non lo è. Finora poche organizzazioni hanno misurato la quantità e la qualità del lavoro svolto, bastava la presenza in ufficio, ora invece questo avverrà di più. E cambierà il modo di lavorare anche all’interno della nuova fabbrica digitalizzata. Certo, lo smartworking non è per tutti, alla base serve un solido rapporto di fiducia”.

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Ora per molte aziende il punto è: la fase emergenziale, in cui lo smartworking è permesso senza se e senza ma, sarà prolungata oltre il 31 luglio oppure no?

Massimo Bottelli, direttore del settore Lavoro, Welfare e Capitale umano di Assolombarda, spera che si torni al più presto alla normalità della normativa in vigore, soprattutto perché ciò significherebbe che l’emergenza è finita, tuttavia, l’esperienza del lockdown ha fatto scoprire lo smartworking a tante aziende. Il direttore però avverte che la normativa oggi in vigore, basata sull’accordo individuale, funziona e per questo non va vincolata con regole che rischiano di irrigidire e snaturare questa forma di lavoro.

Smartworking e mercato immobiliare

La relazione tra smartworking e mercato immobiliare è lampante, tuttavia, Mario Breglia di Scenari immobiliari, afferma che per il momento non ci sono stati riscontri negativi sulla domanda di uffici in centro città, mentre sono aumentate le richieste di appartamenti con metrature più grandi, sia in affitto sia da acquistare, e con terrazzo. Sempre secondo Breglia, ciò dipenderebbe dal fatto che durante il lockdown, chi lavorava in smartworking e non aveva spazi da adibire a ufficio o opportunità di affacciarsi all’esterno, ha vissuto questa esperienza in maniera più complessa.

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