Rischio di un nuovo picco: gli effetti dell’allentamento del lockdown si vedranno solo dal 25 maggio

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Rischio di un nuovo picco: gli effetti dell’allentamento del lockdown si vedranno solo dal 25 maggio

Gli effetti dell’allentamento della quarantena, iniziato lo scorso 4 maggio, si vedranno solo a partire dalla prossima settimana. È quindi ancora presto per capire se la fine del lockdown abbia causato una nuova impennata di contagi da covid-19. Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

Gli effetti dell’allentamento delle misure restrittive iniziato lo scorso 4 maggio si vedranno solo a partire dalla prossima settimana. L’Italia sembra pronta per affrontare la nuova fase dell’emergenza il prossimo 18 maggio. Ma lo è davvero?

I dati disponibili parlano del periodo precedente all’allentamento

La fondazione Gimbe, un think tank che si occupa di ricerca in ambito medico e sanitario e che da mesi ormai monitora l'evoluzione dell'emergenza coronavirus, fa sapere che solo dal 18 maggio si potrà capire se con la Fase 2 ci sia stata o meno una nuova impennata di contagi, perché è solo a partire da questa data, che avremo dati più reali sull’attuale situazione.

 L'epidemia è ancora attiva 

In queste ore il Ministero della Salute metterà a disposizione dei documenti contenenti il tasso dei nuovi casi sui territori, il valore Rt attuale e la capacità degli ospedali di far fronte a nuovi aumenti di contagi; da questi sarà poi possibile identificare i territori che sono pronti alla riapertura e quelli dove invece bisognerà essere ancora cauti.

Secondo la fondazione Gimbe, tra il 7 e il 13 maggio si sono registrati 7.647 nuovi casi totali e 1.422 nuovi decessi. I pazienti ricoverati sono stati 3.597 in meno e nelle terapie intensive si sono liberati 440 posti letto.

Il dottor Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, afferma:

"Se da un lato questi numeri alimentano l’ottimismo e invitano ad anticipare riaperture di attività e servizi, dall’altro bisogna essere consapevoli che l’epidemia è ancora attiva, che in Italia si stimano 3-4 milioni di persone contagiate e che i soggetti asintomatici rappresentano una fonte certa di contagio. Tuttavia, nel dibattito pubblico delle ultime settimane la vertiginosa rincorsa alle riaperture ha preso il sopravvento rispetto ad una scrupolosa programmazione sanitaria della Fase 2 su cui non mancano criticità", aggiunge Cartabellotta.

Bisogna essere ancora prudenti e considerare più fattori

La fondazione sottolinea che ci vuole ancora prudenza nella programmazione delle riaperture e considerare vari fattori: in primo luogo, il tempo medio tra un contagio e la comparsa di sintomi è di 5 giorni, con un range da 2 a 14 giorni e bisogna anche considerare i tempi necessari per arrivare alla diagnosi. Infine, la comunicazione dei nuovi casi dalle Regioni alla Protezione Civile non è immediata, ma potrebbe subire dei ritardi.

Se una persona ha contratto il Covid-19 lo scorso 6 maggio, prima che inizi a sviluppare i sintomi passeranno alcuni giorni. A quel punto scatterebbe l'allarme ma perché la diagnosi sia pronta devono passare altri giorni.

C'è il rischio di un nuovo picco prima dell'estate

Secondo il dottor Cartabellotta, i numeri sull'attuale andamento dell'epidemia sono la fotografia della fase di lockdown: "solo tra due settimane conosceremo gli Rt conseguenti all'allentamento del 4 maggio".

A tal proposito, Cartabellotta evidenzia che l’entusiasmo per la Fase 2 sta generando un pericoloso effetto sulle riaperture che rischia di vanificare i sacrifici degli italiani, aumentando il rischio di una seconda ondata all'inizio dell’estate", conclude.

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