Riduzione dei contagi in estate: i raggi UV di sole e lampade abbronzanti neutralizzano il Covid

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Riduzione dei contagi in estate: i raggi UV di sole e lampade abbronzanti neutralizzano il Covid

La luce ultravioletta a lunghezza d'onda corta, o radiazione UV-C, quella tipicamente prodotta da lampade a basso costo al Mercurio (usate ad esempio negli acquari per mantenere l'acqua igienizzata), ma anche i raggi ultravioletti del sole, hanno un'ottima efficacia nel neutralizzare il coronavirus SARS-COV-2. Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

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Secondo alcuni studi, i raggi UV sarebbero efficaci contro il Covid-19, per Fabrizio Nicastro, Ricercatore INAF, questo spiegherebbe perchè la pandemia si sia sviluppata con più potenza nell'emisfero nord della Terra durante l’inverno e ora stia spostando il proprio picco nei Paesi dell'emisfero sud.

Coronavirus: sole e lampade a raggi UV lo neutralizzano

Uno studio sperimentale multidisciplinare effettuato da un gruppo di ricercatori, con diverse competenze, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell'Università Statale di Milano, dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e dell'IRCCS Fondazione Don Gnocchi conferma l’efficacia della luce ultravioletta a lunghezza corta o radiazione UV-C nel neutralizzare il Covid-19.  Questa luce ultravioletta è tipicamente prodotta da lampade a basso costo al Mercurio, ma anche i raggi ultravioletti del sole.

E già nota la capacità della luce UV-C (che ha tipicamente una lunghezza d'onda di 254 nanometri, ovvero 254 miliardesimi di metro) di rompere i legami molecolari di DNA e RNA che costituiscono questi microorganismi. Esistono già sistemi utilizzati per la disinfezione di ambienti e superfici in ospedali e luoghi pubblici basati sui raggi UV-C, tuttavia, una misura diretta della dose di raggi UV necessaria per rendere innocuo il virus non era stata ancora effettuata.

Lo studio

"Abbiamo illuminato con luce UV soluzioni a diverse concentrazioni di virus, dopo una calibrazione molto attenta effettuata con i colleghi di INAF e INT" - dice Mara Biasin, Docente di Biologia Applicata dell'Università Statale di Milano - "e abbiamo trovato che è sufficiente una dose molto piccola - 3.7 mJ/cm2 , cioè equivalente a quella erogata per qualche secondo da una lampada UV-C posta a qualche centimetro dal bersaglio per inattivare e inibire la riproduzione del virus di un fattore 1000, indipendentemente dalla sua concentrazione".

Il risultato ottenuto conferma le conclusioni di uno studio parallelo, coordinato da INAF e Università degli Studi di Milano, secondo il quale gli ultravioletti prodotti dal nostro Sole, durante le stagioni più calde, possono inattivare il virus contenuto nelle piccolissime bollicine prodotte dalle persone quando si parla o con tosse e starnuti. In questo caso ad agire non sono i raggi ultravioletti corti UV-C ma i raggi UV-B e UV-A, con lunghezza d'onda tra circa 290 e 400 nanometri, quindi maggiore degli UV-C.

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Il virus si sviluppa in base alle temperature

In estate, specialmente nelle ore più calde, bastano pochi minuti perchè la luce ultravioletta del Sole riesca a rendere inefficace il virus, come dimostrato da una recente misura in luce UV-A e UV-B dal Laboratorio di Biodifesa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Tali risultati sono in buon accordo anche con quelli dell’articolo sopra descritto

Fabrizio Nicastro, Ricercatore INAF commenta: "Il nostro studio sembra spiegare molto bene come la pandemia COVID-19 si sia sviluppata con più potenza nell'emisfero nord della Terra durante i primi mesi dell'anno e ora stia spostando il proprio picco nei Paesi dell'emisfero sud, dove sta già iniziando l'inverno, attenuandosi invece nell'emisfero nord".

Una seconda ondata è possibile?

Altri fattori possono avere influenzato l'attenuazione del contagio nel nostro Paese, da quando sono iniziate le stagioni calde (distanziamento sociale, mutazione del virus, etc), per questo bisogna verificare, nei mesi autunnali, se una eventuale seconda ondata possa essere dovuta alla minore efficacia del Sole e quindi della radiazione nell'attenuare i contagi, o abbia avuto solo un ruolo coadiuvante.

Lo studio di INAF e Università degli Studi di Milano è in linea con il modello del laboratorio di biodifesa delle forze armate americane, originariamente proposto nel 2005 da Lytle e Sagripanti, per spiegare l'andamento stagionale di certi virus, come ad esempio quelli influenzali.

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