Regalo coronavirus: danni permanenti non solo in termini di salute

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Regalo coronavirus: danni permanenti non solo in termini di salute

Regalo coronavirus: danni permanenti non solo in termini di salute

“Il coronavirus lascerà danni permanenti non solo in termine di salute". Intervista a Naomi Klein: “Attenti all’austerità post-emergenza”.

Naomi Klein ritiene che stiamo vivendo lo stesso film seguito alle precedenti crisi finanziarie. Allora furono spesi “molti soldi per salvare il sistema finanziario e il conto è stato pagato dalla gente comune con l’austerity”.

Ora che siamo chiusi in casa, possiamo però fare qualcosa? 

“Certo, possiamo usare questa fase temporanea per prepararci al meglio alla mobilitazione nella fase successiva”, risponde, evitando l’errore commesso in passato: oltre alla protesta contro l’austerità, serve la “proposta” per un altro modello economico.

Domanda secca: il mondo sarà migliore o peggiore dopo il coronavirus?

Non ho una risposta certa ma sono sicura che sarà certamente differente, ma in che modo sarà dipende da noi. Questa è una fase di profonda trasformazione: stiamo cambiando per effetto di questa emergenza. Questo virus è stato portato in giro per il mondo da viaggiatori perlopiù ricchi. Ma naturalmente sono i poveri, i migranti che vengono biasimati e che ancora una volta pagheranno le conseguenze per effetto della xenofobia e del razzismo destinati ad aumentare in questa fase di militarizzazione dei confini. Già lo stiamo vedendo: le industrie che inquinano di più sul pianeta o le compagnie aeree stanno usando la crisi per arrivare a regole più flessibili e a loro favorevoli. Ne ho scritto per tanti anni, tutto questo è prevedibile. Il punto è cosa facciamo noi. 

 

Ormai abbiamo abbastanza esperienza per aver maturato conoscenze inconfutabili: conosciamo il lato barbaro dell’austerità, sappiamo cosa significa sottovalutare l’importanza del sistema pubblico sanitario e la sicurezza dei lavoratori. E inoltre abbiamo imparato la lezione che è possibile coesistere con le specie animali a patto che le rispettiamo. E allora sì che si può dire che abbiamo un’opportunità.

 

In questo momento, ogni governo sta spendendo di più per il sistema pubblico sanitario o per combattere le conseguenze della crisi sul mondo del lavoro. Le nazioni si stanno indebitando. Penso che la crisi da coronavirus sia un’opportunità per costruire un altro modello economico. Tutto è possibile. Ma la verità è che il coronavirus non è l’unica emergenza con cui ci troviamo a combattere. Pure i cambiamenti climatici sono un’emergenza. Quindi dobbiamo riconoscere questa emergenza, ma stare attenti a che non sia abusata per sospendere la democrazia, violare i diritti umani, normalizzare la sorveglianza di massa, ma che invece venga usata per rinnovare i nostri ospedali, le scuole e ci porti verso una transizione energetica non inquinante perché l’inquinamento rende i nostri corpi più sensibili a epidemie come il coronavirus. 

 

Questa è una condizione temporanea. 

Questa fase di reclusione deve essere preparatoria alla mobilitazione della fase 2.

E’ difficile protestare adesso, certo. Ma non è impossibile: negli Stati Uniti i lavoratori dei supermercati, delle poste, le infermiere, scioperano per chiedere sicurezza sul posto di lavoro, mascherine, protezioni. Sono i lavoratori che finora sono stati trattati peggio dal nostro sistema economico, non stati valorizzati abbastanza, pagati poco. Chiedono maggiori diritti. Questi lavoratori guideranno la mobilitazione futura. La gente deve prepararsi per quando si potrà di nuovo scendere in piazza. C’è la possibilità di costruire una mobilitazione con una partecipazione più ampia di quanto sia avvenuto dopo la crisi di oltre dieci anni fa. Ci sono anche altri strumenti, oltre agli scioperi: l’educazione politica, la costruzione di relazioni e questo sta già avvenendo. 

 

Ora dobbiamo essere più ambiziosi: non dobbiamo limitarci a dire no all’austerità che potrebbe arrivare in futuro, ma costruire anche un modello diverso.

Il Green deal sembra dimenticato in questa fase di emergenza, ma noi non dobbiamo farglielo dimenticare. 

 

E per il futuro della democrazia liberale?

I paesi che hanno gestito meglio la pandemia non hanno sacrificato la democrazia. Per esempio la Nuova Zelanda, l’Islanda, la Corea del sud. Dobbiamo stare attenti a dire che la gestione della crisi richieda una leadership autoritaria. La Cina per esempio ha nascosto delle informazioni sul dilagare dell’epidemia e quindi non ci possiamo fidare di Pechino su questo. Molti leader autoritari sono stati lenti nella gestione della crisi tutti hanno usato la crisi per rafforzare i loro poteri, ma non c’è alcuna prova che la stiano gestendo meglio. Anzi è il contrario: la stanno gestendo male.

 

In conclusione, abbiamo due possibilità; possiamo trattare la crisi come un’emergenza da gestire con leadership forti eppure democratiche, che si muovano secondi fini, senza capri espiatori, non violino i diritti e governino con il consenso. E ce ne sono, soprattutto tra le donne.





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