La critica ripartenza di Milano nel post lockdown: una città irriconoscibile

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La critica ripartenza di Milano nel post lockdown: una città irriconoscibile

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Oggi i destini e i percorsi della città e della Regione Lombardia, si incrociano; è’ necessario ripartire, ma soltanto la Regione ha voce in capitolo: sulla sanità il Comune non ha potere.

  1.     Un lento ritrovarsi tra assenze e speranze

Il risveglio di Milano non è proprio un risveglio ma un lento ritrovarsi. ritmi frenetici, ambizioni ed ottimismo oggi sono sospesi nel vuoto delle assenze sulle quali si reggeva il suo sistema: eventi, saloni, fiere, spettacoli, concerti, serate, cocktail, presentazioni, scuole, università, aste, mercati.

Milano appare una città di classi silenziate, mute, imprigionate, in attesa di poter ripartire, ma che non dipende più solo dalle sue capacità di resilienza nè da Palazzo Marino. La città, che si è sempre fatta vanto di poter fare da sola applicando al lavoro un’etica pragmatica (‘se ghè da fa, feem’), oggi dipende, invece, dalla sua Regione e dal bollettino Covid.

  1. Milano e Regione Lombardia: la situazione prima del Covid

Milano e la Regione hanno avuto in questi anni percorsi diversi e spesso contrapposti sull’assistenza, sull’immigrazione, sulla sicurezza, sulla lotta allo smog, sui divieti al traffico. L’avvento della pandemia ha portato divisioni, nella fase iniziale del Covid, quando la Regione agiva in un modo ed il sindaco in un altro.

 a)     Milano, retorica o valore aggiunto?

Può darsi che ci sia stato un eccesso di retorica autocelebrativa in questi anni, ma certo è che Milano ha seminato più speranze che allarmi con il suo boom legato all’Expo, portando valore aggiunto al Pil (il 12 per cento di quello nazionale) e innescando un meccanismo di fiducia generale; adrenalina pura da piazza Duomo a corso Como, da Garibaldi-Repubblica a City Life.

b)     Regione e sanità

La Regione, invece, chiusa tra scandali ed arresti; Formigoni ed il suo centrodestra, protagonisti della riforma che ha allineato la sanità privata a quella pubblica, risultato? Un’ospedalizzazione all’eccesso, squilibri a favore del privato, le spartizioni di poltrone più per convenienza che per competenza.

Una sanità d’eccellenza, certo, ma troppo sbilanciata e con troppe cose da correggere, come l’assistenza a domicilio e l’invecchiamento della popolazione. Toccava al successore Roberto Maroni avviare una riforma, ma ancor prima di iniziare, hanno preso piede liti nella catena di comando, arresti, dimissioni. L’attuale giunta Fontana, impegnata da questa situazione, era ancora in cerca di soluzioni quando è esploso il Covid.

  1. Milano e Regione all’incrocio

Oggi i destini e i percorsi di Milano e della Regione si incrociano: è necessario ripartire ma può permetterlo soltanto la Regione: sulla sanità il Comune non ha potere. Ora non è il momento di affondare il coltello nella piaga e scatenare nuove tensioni, in una situazione già tragica di suo, con migliaia di morti, denunce, inchieste.

Bisogna ammettere con umiltà errori e ritardi: è la sanità il punto da cui ripartire, anche per Milano. Con la sanità può tornare la fiducia, fare progressi attraverso formazione, ricerca ed innovazione. La pandemia ha messo in crisi un modello e oggi ne impone un altro urbano e abitativo, con meno congestione e ripensamento degli spazi, ma anche attenzione agli anziani e alle fragilità.

a)     Un progetto per ripartire

È un progetto legato a principi di benessere equo e solidale, dove conterà sempre di più lo smartworking e la localizzazione dei presidi sanitari. La gestione del legame tra salute ed ambiente, oggi, richiede uno sforzo straordinario, da Dopoguerra è stato detto.

Andrebbe aggiornata la riforma sanitaria per inserire il ruolo dei medici di base, molti morti sul campo, che non possono essere lasciati soli a tamponare le falle di un sistema tracollato con il Covid.

b)     Cosa può fare Milano?

Se Milano non vuole restare prigioniera della paura, deve reagire con idee e progetti, occupandosi degli ospedali della città. Le Regioni, ha scritto Sabino Cassese sul Corriere di domenica: “dovevano rappresentare un diverso modo di gestire, rispetto alle inefficienze dello Stato. Sono divenute esse stesse parte del problema”.

E’ necessario riconoscere con umiltà dove si è sbagliato: cura e protezione dei cittadini sono precondizioni per ripartire, punti fermi per la qualità sociale e l’economia della vita. Anche accordarsi sulla gestione di sanità ed ambiente risulterebbe utile per far tornare Milano laboratorio di futuro con imprese e università, altrimenti rimarrà sempre l’incertezza o la presunzione di ritenere giusto anche ciò che non lo è stato.

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