L’immigrato non ci fa più paura: il coronavirus ha modificato problemi e fobie degli italiani

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L’immigrato non ci fa più paura: il coronavirus ha modificato problemi e fobie degli italiani

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L’emergenza Covid ha amplificato le preoccupazioni già emerse a fine 2019; l’immigrato non è più un problema per gli italiani, l’origine del "male" è la Cina,

Da molti anni l’immigrazione è utilizzata come argomento polemico, sia sul piano politico che mediatico, infatti i media sono divenuti, ormai, il territorio della politica e gli immigrati funzionano perché evocano l’invasione ma se prima c’era una generale paura, oggi le cose sono diverse.

Polemiche politiche e distorsioni cognitive

Oggi, la parte di popolazione che vede negli immigrati un pericolo è intorno a un terzo (dati Demos). Tra l’inverno 2017 e la primavera del 2018, la preoccupazione per gli immigrati ha raggiunto il livello più elevato dell’ultimo decennio: 41%. Proprio in quel periodo era in corso la campagna elettorale precedente al voto “politico” del 2018 e l’immigrazione ha costituito un tema “polemico” importante.

L’incidenza degli immigrati sulla popolazione in Italia, è limitato, intorno all’8% (fonte Eurostat). Tuttavia, come ha rilevato Nando Pagnoncelli (nel saggio “La Penisola che non c’è”), gli italiani pensano che siano oltre il 30% ed i musulmani il 20%, le stime ufficiali, invece, indicano il 5%. Una distorsione cognitiva che asseconda le nostre “paure”; tuttavia, negli ultimi 2 anni il problema sembra essersi ridimensionato anche nella percezione dei cittadini soprattutto negli ultimi mesi.

Prima della pandemia le preoccupazioni maggiori non riguardavano l’immigrazione

Nel 2020 le paure sono state sostituite dalla preoccupazione per la nostra vita a causa del coronavirus. Alcuni sondaggi svolti dall’Osservatorio Europeo sulla (In) Sicurezza, realizzato da Demos e Fondazione Unipolis, nel corso del 2020, in 6 Paesi europei (oltre 6000 interviste), precisano ulteriormente questa immagine. 

Per quanto riguarda la prima serie di indagini, condotte in gennaio, alla vigilia dell’emergenza, in quel momento, l’immigrazione era considerata come il problema prioritario dal 9% degli italiani: le paure dei cittadini si concentravano soprattutto sui temi legati all’economia e al lavoro, ma anche sulla criminalità e sull’inefficienza e la corruzione politica. Guardando il tema su base europea, l’Italia è quello nel quale il tema immigrazione, suscita meno preoccupazione. Molto meno rispetto alla Germania, dove la quota di “immigrati” è più elevata.

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Oggi il sud del mondo siamo noi

Il Covid-19 ha sicuramente contribuito a relativizzare problemi e paure, perché il pericolo non proviene più dall’Africa e dal Sud del Mondo, ma da Oriente e da qualche tempo si è trasferita da noi. Il virus è arrivato in Lombardia, nel Veneto, in Emilia-Romagna, nelle Marche; da quel momento non siamo più noi a chiudere le frontiere verso il Sud del mondo, oggi il Sud siamo noi.

Ricostruire le relazioni sociali

Se ieri ci guardavamo dagli stranieri, dagli “altri”, ora “gli altri siamo noi”, anche rispetto a noi stessi, perchè ormai siamo portati a dubitare di tutti, indossiamo mascherine, manteniamo distanze o addirittura cambiamo strada e non ci si da più la mano perché chiunque potrebbe essere portatore del virus. In futuro ci attende un’altra grande prova, cioè ricostruire la società, le relazioni sociali, amicizia e fiducia.

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