Italia. Coronavirus, Vaticano, il Papa Francesco prega nella piazza vuota.

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Italia. Coronavirus, Vaticano, il Papa Francesco prega nella piazza vuota.

Papa Francesco prega nella piazza di San Pietro vuota con benedizione Urbi et Orbi e indulgenza plenaria. A cura di Spazio SoloSalute

La funzione religiosa non è mai stata tenuta nella storia della chiesa. Francesco è solo nel sagrato della Basilica di San Pietro, tutti nel mondo la possono vedere, la piazza è completamente vuota. Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

La preghiera di Papa Francesco nella Piazza San Pietro vuota

Dio, non lasciarci nella tempesta

Queste alcune delle parole pronunciate da Papa Francesco, nel mezzo della piazza San Pietro. I lineamenti del viso corrucciato, la voce visibilmente in affanno. Mai era successo una simile posizione da parte di un Papa. Le televisioni di tutto il mondo hanno ripreso quanto accadeva nella piazza vuota e ancora bagnata dalla pioggia. 

Signore, ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri

Intorno alla piazza dei bracieri spargono una luce tremolante che rende l’atmosfera crepuscolare. Si odono dei canti e delle preghiere risuonare nella piazza, come sorgessero dal nulla. Tutto accade nel silenzio assoluto di una città vuota come non è mai stata neppure nelle epidemie di peste.

Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio». È questo il tempo di trovare «nuove forme di ospitalità, di fraternità e di solidarietà», scandisce: «Nessuno si salva da solo»

Papa Francesco, come un antico profeta nel deserto, di fronte a una prova terribile che colpisce il suo popolo, si rivolge direttamente al Signore, offrendosi in cambio della guarigione.

Francesco chiede al suo popolo di essere “...una cosa sola.

Ha pronunciato la benedizione “Urbi et Orbi”, la forma più alta di benedizione, estesa a tutti, senza distinzioni, sopra le terre e le acque. E’ la benedizione che per tradizione viene rilasciata dai pontefici solo il giorno di Natale per la nascita del Bambin Gesù.

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La preghiera di fronte al Crocefisso e alla Madonna

Papa Francesco ha pregato di fronte all’icona bizantina della Madonna, portata nella piazza dalla chiesa di Santa Maria Maggiore. Ha continuato la sua preghiera di fronte al crocefisso di San Marcello che nel 1522 venne pregato per la cessazione dell’epidemie di peste che affliggeva la città eterna. 

Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti

Al fianco di Papa Francesco solo il maestro delle cerimonie pontificie, monsignor Guido Marini, qualche metro più in là il lettore del vangelo. Viene declamato il Vangelo di Marco. L’episodio è quello della tempesta che Gesù calmò, dopo che gli venne chiesto dai discepoli atterriti. Gesù dorme a bordo della barca, nella poppa, è sereno. Svegliato prima calma il vento e il mare e poi dice ai discepoli: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?” 

Francesco commenta: Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. Anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”     

La visione di Papa Francesco è che il pericolo della epidemia porta l’uomo a distinguere cosa è importante nella vita e cosa no.

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità

La voce di Francesco si fa forte: Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella benedetta appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli

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La preghiera del Papa per la paura e l'angoscia delle persone

Il Papa sottolinea che la domanda di Gesù rivolta agli apostoli è in verità rivolta a tutta l’umanità: In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”

Francesco, come un padre che spiega ai figli il senso delle cose della vita, dice: non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuoreSottolinea Francesco:”Possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità

Prima di terminare la funzione ci sono delle preghiere: Liberaci, o Signore, dal potere di Satana e dalle seduzioni del mondo. Dall’orgoglio e dalla presunzione di poter fare a meno di te. Dagli inganni della paura e dell’angoscia. Dall’incredulità e dalla disperazione. Dalla durezza di cuore e dall’incapacità di amare. Da tutti i mali che affliggono l’umanità. Salvaci dalla fame, dalla carestia e dall’egoismo. Dalle malattie, dalle epidemie e dalla paura del fratello. Dalla follia devastatrice, dagli interessi spietati e dalla violenza. Dagli inganni, dalla cattiva informazione e dalla manipolazione delle coscienze

Papa Francesco chiude: Guarda la tua Chiesa, che attraversa il deserto. Guarda l’umanità, atterrita dalla paura e dall’angoscia. Guarda gli ammalati e i moribondi, oppressi dalla solitudine. Guarda i medici e gli operatori sanitari, stremati dalla fatica. Guarda i politici e gli amministratori, che portano il peso delle scelte

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