Il lockdown è finito, come ripartire a livello psicologico? Prospettive e consigli per sconfiggere ogni paura

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Depressione ansia coronavirus coronavirus e psicologia


Il lockdown è finito, come ripartire a livello psicologico? Prospettive e consigli per sconfiggere ogni paura

Il lockdown è finito, consigli per ripartire a livello psicologico sconfiggendo ogni paura. Ripartire sapendo che ci sentiamo fragili, ma anche forti di un bagaglio di risorse inaspettatamente trovate dentro di noi.. Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

Il lockdown è finito e la Fase 2 ci mette di fronte a fragilità, risorse e "riaperture" anche emotive a persone e situazioni, ecco alcuni consigli per affrontarla al meglio.

Trauma collettivo: quali potrebbero essere i cambiamenti?

Nel periodo del confinamento, la paura ha attivato sensazioni di vicinanza, di solidarietà, di partecipazione, ma non sappiamo se questo ha portato cambiamenti costruttivi a livello collettivo o se, al contrario, ha aumentato competizione e divisioni.

E’ stato un trauma collettivo e ci saranno emergenze psicologiche da affrontare, ma possiamo puntare a risposte adattive ora che il pericolo e la sua percezione si sono ridimensionati. Questo è importante soprattutto adesso che dobbiamo riprendere a lavorare. Partendo da alcuni spunti di riflessione.

“Riaprire” agli altri

Chiediamoci prima di tutto cosa e a chi vogliamo riaprirci dentro di noi, non sarà un ritorno alla normalità ed anche noi non saremo più gli stessi, perché forse la nostra normalità non la rivogliamo, abbiamo capito di voler cambiare qualcosa. In senso psicologico, per non rimanere bloccati negli stessi schemi di vita è necessario aprirsi a nuove possibilità e prospettive. Al contrario, limitiamo la frequentazione di persone o situazioni che ci fanno stare male.

Quarantena: sfruttiamo le risorse incontrate dentro di noi

Rivalutiamo la quarantena cercando di non focalizzarci soltanto sugli aspetti dolorosi; è bene, infatti, estrarre dall'esperienza passata risorse utili. Possiamo aver imparato, ad esempio, a comunicare meglio con le persone vicine, ad esprimere più profondamente i sentimenti recuperando anche dei rapporti: quando torneremo può essere che ci troveremo in una comunità con una migliore capacità di relazione.

Flessibilità e schemi mentali

La flessibilità dovrebbe essere un elemento fondamentale ini questa fase. Rinunciamo ad antiquati schemi mentali come “ho sempre fatto così” o “sono certo di”: ora c'è bisogno di lasciare il controllo, essere elastici e sviluppare qualcosa di nuovo. Non è facile farla nostra ma possiamo allenarci.

Flessibilità dovrebbe essere la parola d'ordine anche per chi offre il lavoro. Un rientro graduale che consenta cambiamenti di orari per permettere ai lavoratori di prendersi cura della famiglia potrebbe essere una soluzione molto funzionale. Anche la sicurezza psicologica dovrebbe essere tenuta in considerazione e non solo la misurazione della temperatura ed il distanziamento fisico.

Paura, ansia e rabbia: la vulnerabilità può essere adattiva

Ricordare che già in passato siamo riusciti ad andare avanti dopo aver sofferto può aiutarci. E’ necessario mettere noi stessi al centro ed imparare che non esiste solo il lieto fine, perchè affronteremo anche paura, dolore, incertezza, ma anche speranza e coraggio.

In casi d’emergenza la vulnerabilità è sana e adattiva; sentiamoci liberi di essere demotivati, incapaci di reagire, di produrre, probabilmente è in corso, dentro di noi, un’elaborazione a livello profondo per ricaricarci. Esorcizziamo la paura, proviamo a scrivere le preoccupazioni su un foglio, sembreranno più gestibili e meno assordanti.

Ripensare i concetti di vicinanza/distanza

Cambiamenti fisici e psicologici stanno alterando le prospettive, le distanze saranno percepite diversamente ed il mondo sembrerà un pò più grande. Distanziamenti e limiti ci porteranno a ripensare a come stare vicino agli altri; sussurrarsi i propri segreti o prendersi per mano sarà impossibile ma ci guarderemo di più negli occhi.

Resilienza: spazio alle emozioni e alle relazioni

Cerchiamo di proteggere le piccole grandi cose che ci fanno stare bene: camminare, ascoltare musica o una pausa in più mentre si lavora possono smuovere interi processi biologici che coinvolgono neurotrasmettitori e ormoni, dal grande valore protettivo e disintossicante. Mai come adesso conosciamo l'importanza delle relazioni e sappiamo che non siamo indipendenti e autosufficienti. La letteratura scientifica è concorde sull’esistenza di necessità sociali umane e vie neurobiologiche attraverso le quali agisce per favorire resilienza, riducendo il rischio di malattia.

Secondo alcuni studi, più forte è il trauma vissuto maggiori sono i benefici del sostegno sociale. Possiamo aprirci al rapporto con gli altri, essendo più disponibili, aperti, empatici, uscendo dall'egocentrismo emotivo che distorce la comprensione degli altri. Il nostro cervello è programmato per entrare in rapporto, collaborare, scambiare. In questo periodo d’emergenza si sono diffusi coraggio, solidarietà, compassione, gentilezza, generosità; possiamo attingere da qui e ripartire.

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