Il Coronavirus non sarà per sempre ma ha stravolto le vite di tutti. La luce in fondo al tunnel è lontana

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Il Coronavirus non sarà per sempre ma ha stravolto le vite di tutti. La luce in fondo al tunnel è lontana

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Il coronavirus ha molti lati oscuri. Di fatto non è conosciuto come altri virus del passato. Le abitudini degli italiani sradicate, la gioia di vivere messa in stand-by. Per quanto ancora? Ce lo siamo chiesti tutti.


Che risposte ci vengono date da tv, giornali e social? "Fino a quando non sarà trovato un vaccino”, oppure "Finchè non raggiungeremo l'immunità di gregge".

Ma qualunque vaccino non sarà una soluzione definitiva, per sempre. Il virus muta di continuo.

Giorgio Palù, virologo di fama mondiale, docente emerito all'Università di Padova e professore a Philadelphia  afferma che il Covid-19 muta, lentamente, ma continua a cambiare. Quindi ciò che oggi funziona, domani potrebbe non funzionare. Il vaccino non garantirà una copertura nel tempo, nelle varie regioni.


Palù afferma: "È però probabilissimo che un trattamento per contrastare il contagio dovrà essere ripetuto periodicamente, ogni due, tre, cinque anni. Gli elementi per azzardare una previsione del genere sono troppo pochi». E continua: "Chi ha sviluppato gli anticorpi, se ne ha sviluppati abbastanza, è protetto per questa “versione” del virus".

Gli asintomatici, cioè quelli che presentano un'immunità innata o che attraverso muco, ciglia, enzimi proteolitici, lisozima, macrofagi e altro hanno “limitato” il loro contagio, hanno visto poco stimolato il loro sistema immunitario. Questi hanno sicuramente possibilità maggiori di ammalarsi nuovamente rispetto a chi, per esempio, è stato ospedalizzato, che per il virus allo stato attuale può sentirsi sicuro. Lo spiega uno studio cinese di qualche anno fa».


Coronavirus e utilizzo del plasma

L'utilizzo del plasma sta facendo molto discutere in questi giorni, soprattutto grazie al Dr. De Donno e alla sieroterapia. La sieroterapia esiste funziona da più di un secolo. Nel 1901 è stato assegnato il Premio Nobel per la medicina a von Behring, premiato per i suoi studi sulla sieroterapia.

Gli unici limiti di questo trattamento sono la reperibilità di plasma. Se anche tutti i guariti donassero non ce ne sarebbe abbastanza per curare i nuovi contagiati.
Palù afferma: "Le donazioni non possono essere fatte da tutti. Il siero di chi ha pochi anticorpi non garantirebbe la protezione che darebbe invece quello di chi ne ha sviluppati molti. I soggetti adatti a donare sono quindi una minima parte".

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