Il Coronavirus circolava già da dicembre: individuate tracce nelle acque di Torino, Milano e Bologna

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Il Coronavirus circolava già da dicembre: individuate tracce nelle acque di Torino, Milano e Bologna

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Secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità basato su analisi dell’Rna già a dicembre il Covid-19 circolava nelle acque di alcune città; ma un mese fa Arpa Piemonte aveva detto il contrario: “Nessuna traccia di virus”

Casi di polmonite interstiziale già da dicembre

Il primo caso di coronavirus all’ospedale per malattie infettive Amedeo di Savoia di Torino, è arrivato il 22 febbraio scorso, tuttavia, parecchi casi di polmonite interstiziale, con sintomi simili al Covid-19 sono stati riscontrati negli ospedali torinesi e milanesi già prima a dicembre, come dimostrano i campioni prelevati nei depuratori di centri urbani del nord Italia, utilizzati come ‘spià della circolazione del virus nella popolazione.

CRONACA

La prova adesso si trova in uno studio diffuso oggi dall'Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con Smat, l'azienda torinese delle acque e con le altre aziende analoghe delle altre grandi città italiane. L'indagine, condotta, fra gli altri, da Luca Lucentini, direttore del Reparto di qualità dell'acqua e salute dell'Iss, rileva che il Covid-19 era presente in 14 dei 40 campioni raccolti da dicembre a febbraio in molte città italiane, fra le quali Torino, Milano, Bologna.

LE STORIE

Coronavirus: Hera con l'Iss nel controllo delle acque reflue

"Dal 2007 con il mio gruppo portiamo avanti attività di ricerca in virologia ambientale e raccogliamo e analizziamo campioni di acque reflue prelevati all'ingresso di impianti di depurazione", spiega Giuseppina La Rosa, del Reparto di Qualità dell'Acqua e Salute del Dipartimento di Ambiente e Salute dell'Istituto Superiore di Sanità, che ha condotto lo studio in collaborazione con Elisabetta Suffredini del Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria.

CORONAVIRUS Tutti i grafici e le mappe

Durante l’indagine sono stati analizzati 40 campioni di acqua reflua raccolti da ottobre 2019 a febbraio 2020, e 24 campioni di controllo per i quali la data di prelievo (settembre 2018 - giugno 2019) consentiva di escludere con certezza la presenza del virus.  L’analisi, effettuata in due diversi laboratori con due differenti metodiche, ha rilevato la presenza di Rna di Sars-Cov-2 nei campioni prelevati a Milano e Torino il 18/12/2019 e a Bologna il 29/01/2020, ed anche nei campioni dei mesi successivi, mentre i campioni di ottobre e novembre 2019, come pure tutti i campioni di controllo, hanno dato esiti negativi. Questa ricerca fornisce informazioni coerenti rispetto ad altri risultati ottenuti dall'analisi retrospettiva su campioni di pazienti ospedalizzati in Francia, e ad un recente lavoro spagnolo.

Torino, nessuna traccia di coronavirus nelle acque e nell'aria: l'Arpa esclude l’effetto Parigi"

I dati, per quanto limitata possa essere la presenza del virus riscontrata nelle acque urbane, sono fondamentali per comprendere quando il coronavirus abbia cominciato davvero a circolare nelle città italiane. A prima vista, i risultati appaiono in contraddizione con quanto dichiarato dall'Arpa, l'Agenzia regionale per l'ambiente, poco più di un mese fa, che insieme all’Asl di Torino aveva svolto una serie di test su acque reflue e polveri sottili: "Non ci sono tracce di coronavirus nelle acque e nell'aria di Torino".

Coronavirus, acque di scarico ‘spia' di focolai Covid-19

La possibile diffusione del coronavirus nelle acque è emersa per la prima volta a Parigi, qui infatti, parti del microrganismo che provoca il Covid-19 sono state individuate nella Senna. L’analisi delle acque della centralina del Lingotto e degli scarichi delle acque reflue del depuratore Smat, esaminati dai laboratori dell'Amedeo di Savoia e San Luigi di Orbassano, invece, non avevano dato, allora, riscontri di questo tipo: con il nuovo studio dell'Istituto Superiore di Sanità ora la situazione sembra essere molto diversa.

La necessità di una sorveglianza regolare e standardizzata

"I nostri risultati - sottolinea Luca Lucentini - confermano le evidenze consolidate ormai a livello internazionale sulla funzione strategica del monitoraggio del virus in campioni prelevati regolarmente nelle fognature e in ingresso agli impianti di depurazione, come strumento in grado di individuare precocemente e monitorare la circolazione del virus nei diversi territori. Per quanto riguarda la sorveglianza, Lucentini afferma che sarà indispensabile arrivare ad una standardizzazione dei metodi e dei campionamenti poiché sulla positività dei campioni incidono molte variabili come il periodo di campionamento, eventuali precipitazioni metereologiche, l'emissione di reflui da attività industriali.

A tal proposito, Lucia Bonadonna, direttrice del Dipartimento di Ambiente e Salute dell'Istituto superiore di Sanità – afferma che è stata presentata una proposta di azione al Ministero della Salute per l'avvio di una rete di sorveglianza su Sars-Cov-2 in reflui, a partire da luglio inizierà uno studio pilota su siti prioritari individuati in località turistiche, in base al quale sarà poi possibile la sorveglianza sull'intero territorio nazionale nei periodi potenzialmente più critici del prossimo autunno.

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