Fine Fase 2 Covid-19. Fontana: 'Dal 3 giugno i lombardi saranno liberi di circolare'

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Fine Fase 2 Covid-19. Fontana: 'Dal 3 giugno i lombardi saranno liberi di circolare'

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Il presidente Cartabellotta accusa la Regione di mentire sui numeri. Una nota del Pirellone giudica 'False e offensive le parole del presidente Cartabellotta'; La Lombardia querela la Fondazione.

 

  1. 1 Attilio Fontana e la Regione Lombardia

Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, in diretta Facebook afferma di essere convinto che dal 3 giugno i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia (Lombardia compresa), ritenendo che i dati sono "tutti positivi e in miglioramento, rispondendo indirettamente alla Fondazione Gimbe che aveva posto dei paletti alla riapertura di Lombardia, Piemonte e Liguria.

 

  1. 2 Gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero'.

La Regione Lombardia commenta così le parole del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta che, a Radio 24, riferendosi alla Lombardia, ha sostenuto che: “si combinano anche magheggi sui numeri”.

Sulla nota della Regione si legge: “In Lombardia i dati sono pubblicati in modo trasparente. Nessuno,  ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro. E' inaccettabile ascoltare simili affermazioni che ci auguriamo siano rettificate da chi le pronunciate”.  Subito dopo la Regione Lombardia ha presentato una querela contro la Fondazione Gimbe ed il suo presidente Nino Cartabellotta.

  1. L’intervista di Nino Cartabellotta a 24 Mattino

 Durante 24 Mattino. Le interviste di Radio 24, Maria Latella e Simone Spetia hanno chiesto a Cartabellotta se la Lombardia sia tra le Regioni che 'aggiustano i numeri per paura di essere fermate'. Secondo Cartabellotta la risposta è affermativa, anche perchè in Lombardia si sono verificate troppe stranezze: soggetti dimessi comunicati come guariti alla Protezione civile, alternanza e ritardi nella comunicazione e trasmissione dei dati e così via.

  1. L’analisi della Fondazione Gimbe

Secondo un'analisi della Fondazione Gimbe, Lombardia, Piemonte e Liguria, non sono pronte alla riapertura tra Regioni, infatti in queste tre Regioni si registra la percentuale più elevata di tamponi positivi ed il maggior incremento di nuovi casi.

La fondazione ha valutato tre elementi nel periodo 4-27 maggio: percentuale di tamponi diagnostici positivi, tamponi diagnostici per 100mila abitanti, incidenza di nuovi casi per 100mila abitanti.  Il governo, dopo le valutazioni del Comitato Tecnico-Scientifico si troverà di fronte a tre possibili scenari:

  •       il primo: più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale;
  •       il secondo: mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, con l'opzione di consentire la mobilità tra di esse;
  •       il terzo: più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore.
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  1. 1 Statistiche, dati travisati e formato open

Negli ultimi 20 giorni la Lombardia ha avuto il 6% di tamponi diagnostici positivi: fatti per la diagnosi del Sars-Cov-2 e non per confermare la guarigione virologica o per la necessità di ripetere il test. Un numero particolarmente rilevante, come quelli di Liguria (5,8%)., Piemonte (con il 3,8%), la Puglia (3,7%) ed Emilia Romagna (2,7%), a fronte di una media nazionale del 2,4% di tamponi diagnostici positivi

Nino Cartabellotta dopo la replica della Regione Lombardia alle sue dichiarazioni a Radio 24, invitando la Regione a rendere disponibile tutti i dati in formato open, afferma: "Da tempo abbiamo denunciato che la Lombardia comunica in un unico dato dimessi e guariti, e se i guariti sono sovrastimati l’Rt si abbassa come fanno altre Regioni". Inoltre non si sa se la guarigione dei dimessi sia clinica o virologica, distorcendo il quadro epidemiologico nazionale.

  1. Riaprire o dominare l’epidemia? Compromessi ed errori da non fare più

Cartabellotta afferma che in Lombardia c’è una smania quasi ossessiva nel riaprire perché è il motore economico d'Italia, ma sarà quella che uscirà per ultima, a causa di una volontà politica di ripartire al più presto e non di dominare l'epidemia,


Cartabellotta conclude dicendo che “la Lombardia, ha avuto probabilmente una enorme diffusione del contagio prima del caso di Codogno. Avevamo chiesto la chiusura della Lombardia come successo a Wuhan, perché quel livello di estensione dei contagi era la testimonianza che il virus serpeggiava già a febbraio". Questo non è stato fatto e le decisioni hanno determinato la diffusione incontrollata nella bergamasca.

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