Emergenza coronavirus ristoratori: fateci riaprire o la ferita sarà sempre più profonda!

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Emergenza coronavirus ristoratori: fateci riaprire o la ferita sarà sempre più profonda!

Emergenza coronavirus ristoratori: fateci riaprire o la ferita sarà sempre più profonda!

“Fateci servire i nostri piatti pronti da asporto, altrimenti non riusciremo a riaprire”, il messaggio dei ristoratori. Fatturati persi per un mese, periodo pasquale saltato per ristoranti e pasticcerie, si prevede una perdita di 600 milioni di fatturato.

L’80% degli italiani è interessato al take away, ma solo il 14,5% dei ristoratori è attrezzato per la consegna a domicilio.

Il ristorante che si è attrezzato per consegnare pizze a domicilio.

Pizza ed hamburger e patatine non bastano più, i ristoratori vorrebbero vendere tutti i loro piatti d’asporto.

Se non si può servire ai tavoli fino alla fine dell’emergenza, perché permettere solo il food delivery?

"Ci sono in giro due virus - dice il presidente di Fipe Confcommercio Lino Stoppani - il primo il coronavirus, il secondo è quello della disperazione di tutti gli imprenditori che stanno rischiando di chiudere, nell'impossibilità di riavviare una qualunque forma di lavoro, pur con tutte le precauzioni. Il divieto generalizzato alla ristorazione ha solo due deroghe: la somministrazione nelle aree autostradali e il food delivery. Ma perché la gente non può anche andare a prendersi i piatti pronti al ristorante? Perché non possiamo confezionare piatti che poi vengono ritirati dai clienti?".

 

Con l’Italia chiusa fino ad ottobre, in fumo 52 miliardi di consumi tra alberghi, ristoranti, trasporti e cultura.

Pre epidemia solo il 5,4% delle imprese della ristorazione era in grado di consegnare i pasti a domicilio. Poco dopo si è attrezzato il 10,4%. Tutti gli altri sono rimasti fermi perché "ritengono di non avere i mezzi necessari per farlo" (il 35,5% di coloro che hanno chiuso totalmente l'attività) e soprattutto perché ritengono che "questa situazione non sia economicamente sostenibile" (64,5%).

I numeri della ristorazione in Italia

In Italia operano 300 mila aziende di ristorazione, che occupano 1,2 milioni di addetti, dei quali 300 mila sono proprietari e 900 mila lavoratori dipendenti. 

Ogni anno queste aziende producono un fatturato di 96 miliardi: pari quindi a 8,3 miliardi persi per ogni mese di fermo, calcola la Fipe. Solo nei giorni di Pasqua, il fatturato dei pubblici esercizi addetti alla ristorazione (comprese dunque anche le pasticcerie) sarebbe stato di 650 milioni: "Sarà una vittoria se arriveremo a 50", calcola la Fipe.

 

Non solo Fipe, anche Confartigianato si è mossa.

La stessa aveva chiesto la riapertura per i giorni di Pasqua delle pasticcerie con la possibilità della consegna diretta al cliente, anche con turni o prenotazioni: dal governo non è arrivata alcuna risposta, la consegna a domicilio rimane fino al 3 maggio l'unica modalità autorizzata. "I giorni di Pasqua non sono come gli altri, permettono di incassare una parte importante del fatturato annuo - aveva detto due giorni fa il segretario generale di Confartigianato Cesare Fumagalli - la pasticceria fresca, le colombe, le uova di Pasqua in vendita sono solo industriali. Lanciamo la campagna “Liberate le colombe": seguiremo tutte le regole, stiamo lavorando a delle app da mettere a disposizione delle imprese associate per questa e per altri tipi di attività". 

Alla fine la Pasqua è andata, ma anche per le pasticcerie la richiesta di poter vendere cibo da asporto e non solo da consegnare a domicilio è fortissima.

L'italiano in quarantena rimane interesato al cibo da asporto
Poi, non è che tutti gli italiani si siano davvero messi a cucinare con passione. Molti lo stanno facendo, ma c'è una larghissima maggioranza, rileva un'indagine Fipe, fino all'80%, che sarebbe interessata all'acquisto di prodotti da asporto - "E' necessario puntare con decisione al programma di riapertura dei pubblici esercizi, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza dei protocolli sanitari che adotteremo, - ribadisce Stoppani - perché è a rischio, insieme a migliaia di posti di lavoro e di aziende, il futuro stesso della ristorazione italiana".



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