Emergenza coronavirus e dura crisi per Airbnb

Scritto da Pubblicato il


Emergenza coronavirus e dura crisi per Airbnb

Emergenza coronavirus e dura crisi per Airbnb

Airbnb e coronavirus. Valore della società crollato secondo il Financial Times, ma la stessa ha raccolto molti finanziamenti e gli investitori scommettono sul ritorno alla normalità nel medio periodo.

 

“L'intero settore è in ginocchio”. Non ha dubbi Stephen Colman, professione: host di Airbnb. Effettivamente, in un periodo in cui non c’è turismo, viaggi business e spostamente in generale piattaforme come questa non potevano uscirne immuni.

Purtroppo, l’effetto dal punto di vista economico è stato devastante: il valore stimato della società sarebbe precipitato da 35 a 26 miliardi di dollari secondo il Financial Times. 

TRa l’altro in un periodo in cui Airbnb ha debuttato in borsa, debutto atteso da Wall Street come l’evento della stagione.

 

I “signor Colman” nel mondo sono innumerevoli, per questo la società ha deciso di provare a mettere una pezza rimborsando del 25% le disdette gratuite cadute a pioggia sugli host di tutto il mondo. Ma ciò non é sufficiente, anche se la società resta decisamente ottimista: “Siamo nati durante la grande recessione del 2008. – dichiara Brian Chesky, ceo e co-fondatore di Airbnb, come riportato da IlSole24Ore – Il desiderio di connessioni e viaggi è una prerogativa umana, che uscirà rafforzata da questo periodo di separazione” e prosegue “Vedremo una nuova flessibilità nel mondo in cui le persone lavorano e si spostano, incluso un maggiore interesse in viaggi più vicini a casa”.

 

Ottimismo contagioso, tant’è che Airbnb ha appena incassato un assegno da un miliardo di dollari da due nuovi investitori: il gigante del private equity Silver Lake e la società di investimento Sixth Street Partners. Il senso dell’investimento? Si tornerà a viaggiare, e quando si tornerà a viaggiare Airbnb tornerà forte come prima, non ci si può aspettare di meno da una società che ha letteralmente rivoluzionato il settore del turismo, l’equivalente da quanto fatto da Spotify nella musica o Netflix nel cinema. 

Il presente, l’oggi, resta comunque nero, ma l’inventiva non manca, The Guardian ad esempio scrive che alcuni host in Australia, viaggiando sul filo di lana della legalità, o perlomeno dell’imprudenza, stanno convertendo i propri appartamenti in luoghi dove passare una serena quarantena: due settimane a prezzi super convenienti.

Basta poi fare un giro sul sito per accorgersi che il costo medio di una notte si è praticamente dimezzato più o meno ovunque.

Tra l’altro, come si può garantire una pulizia adeguata dell’appartamento alla situazione che stiamo vivendo? Tutto è decisamente troppo rischioso. 

C’é però una connessione positiva tra Airbnb ed emergenza coronavirus, e riguarda proprio noi italiani; la società infatti ha deciso di chiedere a tutti gli host distribuiti sul nostro territorio, su base chiaramente volontaria, di mettere a disposizione i propri appartamenti per ospitare medici e infermieri, che così possono evitare di mettere a rischio contagio i propri familiari.

Le case possono essere offerte gratuitamente o a prezzo agevolato, e come su un sito si legge: “Per iscriversi al programma è necessario disporre di un appartamento intero e avere il calendario libero per almeno 15 giorni consecutivi”.

Airbnb si occuperà delle pulizie accurate nell’appartamento e di altri costi relativi. Un’iniziativa che potrebbe rivelarsi utilissima, specie nei grandi centri del nord, dove molti medici sono accorsi per dare una mano agli ospedali sempre più a corto di braccia esperte e ai quali sarebbe necessario evitare perlomeno il problema di trovare un alloggio.



coronavirus