Drammatica testimonianza di un infermiera del Trivulzio hanno falsificato la mia firma ma griderò al mondo la verità

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Drammatica testimonianza di un infermiera del Trivulzio hanno falsificato la mia firma ma griderò al mondo la verità

Drammatica testimonianza di un infermiera del Trivulzio hanno falsificato la mia firma ma griderò al mondo la verità. A cura di Spazio SoloSalute® centro benessere Milano

Coronavirus Italia. Scandalo al Trivulzio. Un'infermiera denuncia: "Quelle morti spaventose una dopo l'altra". I colleghi si rivolgevano a lei in quanto rappresentante sindacale, terrorizzati perché lasciati senza mascherine che dovevano usare più volte, "dovevamo farle durare tre giorni". Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

Antonella Corsini è infermiera da più di trent’anni al Trivulzio, attualmente al Frisia di Merate, nell’hinterland milanese che è una delle sedi del Pio albergo dove il virus, da metà marzo, ha falcidiato gli anziani ricoverati a ritmi incalzanti.  

In una intervista al quotidiano La Repubblica ha affermatao: "Ho aperto il giornale, ho visto quella lettera. Quell’elenco. Poi ho guardato bene. Fra i nomi che difendevano l’azienda c’era il mio. Come si sono potuti permettere? Come, me lo spiega, come?"

A cosa si riferisce l'infermiera Corsini dl Trivulzio?
Nei giorni scorsi è stata inviata ai giornali e alle istituzioni una lettera di difesa dell'operato della direzione del Trivulzio, da parte di un gruppo di operatori socio-sanitari. Questo è avvenuto dopo gli articoli di Repubblica che alzava il velo su questa situazione che definire un "Orrore" diventa ogni giorno che passa un eufemismo.

La lettera è corredata da un elenco di firme, molte delle quali la stessa Repubblica ha dimostrato essere palesemnte false, come quella di Antonella Orsini che lo afferma, col volto rigato di lacrime, a gran voce.

Orsini: "Qualcuno di loro ha ricopiato la mia firma con cura — racconta l’infermiera — E io voglio gridarlo al mondo. Raccontare lo schifo di cui siamo stati vittime e testimoni. E quelle porte spalancate al virus"

Repubblica chiede all'infermiera cosa sapesse del documento in questione.

"Chi l’ha mai visto, chi l’ha mai letto quel foglio? Non l’avrei firmato mai. Io non dormo più la notte per quello che stiamo vivendo. Quelle file di lenzuoli bianchi nella camera mortuaria. I nostri nonni morti, affamati d’aria, senza nessuna dignità. Esseri umani che se ne sono andati in un modo terribile. Senza che nessuno fosse lì a dire una preghiera, nessun parente a salutarli. Senza neanche la possibilità di essere lì a stringergli la mano: ci siamo contagiati e ammalati uno dopo l’altro"

Lìinfermiera Antonella continua raccontando nei minimi particolari la vicenda che ha vissuto in prima persona. Afferma che la direzione, chiunque essa sia, avrebbe dovuto tutelare sia gli operatori che i pazienti, appartenenti alla fascia di persone più deboli nella società. Sottolinea che chi è responsabile della sicurezza avrebbe dovuto anche opporsi alle direttive superiori che non salvaguardano la vita dei pazienti.

L'infermiera afferma qualcosa di ancora più terribile, cioé che la responsabile della sicurezza vietava agli operatori l'uso delle mascherine, meno che mai ai vecchietti ospitati. Lei stessa dichiara di aver sentito direttamente la responsabile ordinare ai coordinatori di impedire agli infermieri l'uso delle mascherine.

La Corsini continua il suo racconto dell'orrore ricordando i momenti più terribili di quei giorni in cui sono inziati i decessi, "Quelle morti spaventose una dopo l'altra". I colleghi si rivolgevano a lei in quanto rappresentante sindacale, terrorizzati perché lasciati senza mascherine che dovevano usare più volte, "dovevamo farle durare tre giorni" . I dirigenti dicevano agli infermieri che non si trattava di una epidemia di Ebola, per giustificare la loro posizione.

La Corsini alla fine ha coinvolto il responsabile infermieristico che si è recato immediatamente nella struttura Frisia aprendo la farmacia, trasgredendo agli ordini, consegnando le mascherine che mancavano.

Per questo, continua la Corsini, mai e poi mai avrebbe firmato un documento che sollevava la direzione dalla responsabilità di ciò che ha visto accadere di fronte ai suoi occhi.

Le ultime parole dell'intervista sono state: "Sporgerò denuncia. E se chi ha queste colpe non paga, spero che la coscienza lo perseguiti per tutta la vita. Se ne ha una".



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