Disturbi alimentari: un preoccupante fenomeno che è aumentato del 30% nei giorni del coronavirus

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Disturbi alimentari: un preoccupante fenomeno che è aumentato del 30% nei giorni del coronavirus

In Italia secondo i dati ufficiali sono più di tre milioni, ma potrebbero essere di più dal momento che circa il 40% non riceve una diagnosi dal sistema nazionale. Resta quindi difficile individuare il numero esatto di questi pazienti che sanno nascondersi. Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

La giornata mondiale dedicata ai disturbi dell’alimentazione punta sulla prevenzione, infatti nel 40% dei casi il paziente è senza diagnosi.

Oltre 70 milioni di persone nel mondo sono affette da disturbi del comportamento alimentare (Dca) come anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata e altre malattie meno conosciute. Spezzettare il cibo nel piatto in mille bocconi, contare le calorie, selezionare in modo accurato pochi alimenti o ancora ragazzini che non resistono a dolci e pizze; tutti questi sono coportamenti che danneggiano il corpo e la mente, fino a mettere a rischio la vita.

In occasione della Giornata mondiale (World Eating Disorders Action Day), che si celebra il 2 giugno, gli esperti lanciano un appello per prevenire questi disturbi; attivisti, volontari e oltre 200 organizzazioni in 45 paesi in tutto il mondo hanno dato il proprio contributo per diffondere la cultura della prevenzione riguardo ad un problema ormai molto diffuso.

Più casi con Covid-19

Secondo i dati ufficiali, sono più di tre milioni gli italiani affetti da disturbi dell’alimentazione ma potrebbero essere di più dal momento che circa il 40% non riceve una diagnosi dal sistema nazionale. Questo problema, nei giorni del lockdown, è aumentato fra i ragazzi perché il cibo è diventato il mezzo per affrontare il trauma dell'epidemia e della reclusione forzata che ha provocato ansia e disagio.

I dati ufficiali e l’impossibilità della diagnosi

I dati che arrivano all’Osservatorio epidemiologico del ministero della Salute, hanno messo in evidenza che da febbraio a maggio c’è stato un aumento di casi del 30% nei bambini e preadolescenti.  Laura Dalla Ragione, psichiatra e responsabile del centro per i disturbi alimentari Palazzo Francisci di Todi afferma che questa tendenza era già presente da alcuni anni, ma è aumentata nel periodo del lockdown, infatti si sono moltiplicati i casi di anoressia nervosa, Arfid (disturbo evitante-restrittivo nell'assunzione di cibo), disturbi selettivi dell’alimentazione e disfagie.

Durante l’epidemia, il Numero Verde nazionale del ministero della Salute (899180969) è stato preso d’assalto da chiamate di genitori allarmati dai comportamenti alimentari dei figli, anche perché durante la quarantena era difficile chiedere alle strutture, infatti quasi la metà erano chiuse per il Covid.

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Il trauma e i disturbi

Dalla Ragione, che su questi temi ha scritto “Le mani in pasta” (Pensiero Scientifico editore) insieme a Paola Antonelli, neuropsichiatra infantile della Usl Umbria 1, afferma che: "Le origini post traumatiche dei disturbi dell'alimentazione (Dca) nei più piccoli sono ampiamente dimostrate, ma in questo caso l’isolamento dai pari nella scuola, l’impossibilità di giocare con i coetanei, la sensazione di paura condivisa con i familiari, hanno determinato uno stress continuo e insostenibile per molti bambini. I Dca sono il riflesso di questo disagio. Paura del cibo paura del mondo".

La prevenzione

I disturbi alimentari sono patologie che possono colpire tutti indistintamente, ma le donne sono più esposte. Bisogna identificare subito il problema, perché se trattato in anticipo e correttamente è più semplice il recupero. In Italia da tempo gli esperti chiedono al Ministero della Salute di ampliare la rete di assistenza sul territorio.

I pazienti con questi disturbi tendono a nascondersi, per questo l'obiettivo è far emergere queste patologie dal buio. Nel corso della Giornata dei disturbi alimentari sono stati organizzati molti eventi come: prendere parte a incontri live e raccontare la propria storia, quella di un familiare o, nel caso degli operatori sanitari, di un paziente che abbia dato il consenso. L’iniziativa, sui social, è stata diffusa con gli hashtag #ShareYourStory #WeDoActNow.

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