Distruggere il coronavirus con i raggi ultravioletti: l’astrofisica al servizio della salute

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Distruggere il coronavirus con i raggi ultravioletti: l’astrofisica al servizio della salute

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In questo periodo si sentono in giro, ma anche in televisione e sul web, una marea di consigli per proteggerci dal Sars-Cov-2, ma quanti e quali di questi accorgimenti sono davvero efficaci? A queste domande, naturalmente, si risponde con la scienza.

L'astrofisica finalmente incontra la salute

I ricercatori delle sedi di Brera, Merate e Padova dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, in collaborazione con il Dipartimento di fisiopatologia medico-chirurgica e trapianti dell’Università di Milano, stanno sviluppando e sperimentando dispositivi a raggi Uv per la disinfezione dell’aria e l’inattivazione del virus Covid-19.

Ne parliamo oggi con Alessio Zanutta, tecnologo dell’Inaf di Brera che lavora nella sede di Merate, in provincia di Lecco, dove di solito si occupa della progettazione e realizzazione di dispositivi ottici e opto-meccanici nell’ambito della strumentazione di telescopi da terra.

Zanutta, da qualche settimana è coinvolto a tempo pieno in una nuova attività. “Il nostro progetto”, dice a Media Inaf, “è di trovare nuove strategie tecnologiche e applicare quelle utilizzate per le ricerche astronomiche, soprattutto in ambito ottico e di utilizzo della radiazione elettromagnetica, per la lotta al virus”.

Come l’astrofisica ci può aiutare con il virus Sars-Cov-2

Zanutta afferma che “collaborare fra scienziati, scambiarsi opinioni e idee a volte è molto più efficace che cercare di utilizzare sempre le solite strategie, e può fare venire quell’idea in più per portare le conoscenze ad un livello successivo. “Le nostre tecnologie possono avere importanti ricadute anche in altri settori”.

Zanutta infatti riferisce di aver già collaborato in passato con aziende in ambito dell’industria automotiva sfruttando le nostre expertise di ottica e di applicazione della radiazione elettromagnetica per la realtà aumentata. “Ora, in particolare, stiamo sviluppando nuove idee per la lotta al virus in termini di disinfezione”.

 Raggi ultravioletti per la distruzione del virus

I ricercatori stanno conducendo studi mirati per capire come si comporta e quali sono in punti deboli di questo virus se sottoposto a irraggiamento. “Parliamo soprattutto dei raggi ultravioletti, e ci chiediamo se essi siano efficaci a inattivarlo, a quali lunghezze d’onda, quanto tempo di esposizione occorre, e quali dosi. 

Vi è un’ampia letteratura su come i raggi Uv abbiano effetti igienizzanti efficaci anche sui virus, ma per il nuovo Sars-Cov-2 mancano ancora informazioni sulle giuste dosi per annientarlo. 

Zanutta continua dicendo che: “Queste informazioni in bibliografia mancano in questo momento, vuoi perché il virus è nuovo, vuoi perché le analogie con altri tipi di virus sono labili. Dopo aver raccolto tutti i dati necessari, miriamo a sviluppare dei dispositivi utili alla disinfezione.

Inoltre, ci sembra particolarmente interessante l’idea che anche i raggi meno energetici, quelli emessi dal Sole e che non sono assorbiti dall’atmosfera, possano avere un effetto disinfettante, con importanti conseguenze epidemiologiche e con informazioni interessanti per gestire la cosìddetta “Fase 2” in ritorno dal lockdown. In estate potrebbe esserci un calo dei contagi anche grazie a una maggiore illuminazione da parte del Sole”.

Sterilizzatori a raggi Uv

L’intenzione è di proporre degli sterilizzatori che vanno a sanificare l’aria espirata dal paziente, utili alla disinfezione di ambienti piccoli, come un’ambulanza che trasporta un paziente, che naturalmente espirando espone a un elevato rischio di contaminazione medici, paramedici, infermieri. Il dispositivo a cui hanno pensato i ricercatori, tramite radiazione Uv può istantaneamente disinfettare il fiato espirato dal paziente e impedire un accumulo di virus in ambienti piccoli.

Il filtro andrebbe a sostituire quelli che vengono impiegati attualmente nelle terapie intensive ma anche in alcuni degli apparecchi di ventilazione a cui è sottoposto un paziente in terapia intensiva, o durante un intervento chirurgico.

 Ogni respiro, possibilità di contagiare ed essere contagiati

Ogni respiro che facciamo, quasi uno al secondo, espelle quasi mezzo litro di aria contaminata. Di solito, per affrontare questo problema, vengono usati dei filtri con una membrana interna sulla quale si ferma il droplet contaminato, ma questi filtri si intasano e vanno cambiati dopo poche ore. Questo ha un costo, economico e ambientale, esorbitante.

La soluzione dei ricercatori, invece, non necessita di sostituzioni: si basa su un dispositivo permanente che si autodisinfetta, inoltre si stanno muovendo anche per applicare la tecnologia di disinfezione Uv per sanificare oggetti di uso comune, come ad esempio gli smartphone e il denaro contante.



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