Covid-19: uno studio Humanitas conferma che causa anche danni al cervello

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Covid-19: uno studio Humanitas conferma che causa anche danni al cervello

Un team di neuroradiologi dell'aHumanitas di Rozzano (MI) ha studiato il caso di una giovane collega colpita dal Sars-CoV-2. Coronavirus dunque non solo nei polmoni, ma riesce ad arrivare fino al cervello, alterando in particolare una regione cerebrale coinvolta nell'olfatto.Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

Un team di neuroradiologi ha studiato il caso di una giovane collega colpita dal Sars-CoV-2 ed hanno scoperto che non colpisce solo i polmoni, ma provoca anche seri danni al cervello.

  1. Premesse della ricerca: funzionamento dell’olfatto

Alcuni neuroradiologi italiani dell'Irccs Humanitas di Rozzano hanno dimostrato che il coronavirus riesce ad arrivare fino al cervello, alterando in particolare una regione cerebrale coinvolta nell'olfatto. Lo studio, presente su Jama Neurology, ha analizzato il caso di una giovane collega dei ricercatori, che è stata colpita da Covid-19, che fra i sintomi aveva la perdita dell'olfatto (anosmia) ed il cervello alla Risonanza magnetica mostrava delle alterazioni.

Gli odori vengono catturati dalle cellule olfattive (epitelio olfattivo) situate nelle cavità nasali, e il segnale chimico viene trasformato in impulsi nervosi. I neuroni dell'epitelio olfattivo inviano i loro assoni (conduttori di impulsi) nei due bulbi olfattivi e le fibre nervose di queste strutture trasmettono quindi informazioni al cervello, specialmente nella corteccia prefrontale. Questo spiega perché qualsiasi danno al bulbo olfattivo può portare alla perdita di odorato.

  1. Lo studio

La paziente descritta dal team italiano, una neuroradiologa 25enne che lavorava in un'unità Covid dell'Humanitas, presentava una tosse moderata, seguita da anosmia e perdita parziale di gusto (ageusia), senza nessun segno di febbre, crisi epilettiche e di polmonite. La Risonanza magnetica cerebrale ha evidenziato un'immagine anomala di una regione superficiale del cervello, il gyrus rectus destro. Questa regione della corteccia prefrontale, situata nella parte inferiore degli emisferi cerebrali, è coinvolta nell'olfatto. I neuroradiologi hanno notato anche la presenza di un ipersegnale nei bulbi olfattivi e per questo hanno eseguito il tampone naso-faringeo che risulta positivo.

A)   Risultati: disfunzioni olfattive e neurotropismo

Letterio Salvatore Politi, Responsabile di Neuroradiologia Diagnostica, Interventistica e Funzionale di Humanitas, autore dello studio afferma: "Sulla base dei risultati della Risonanza magnetica, tra cui lievi anomalie nel bulbo olfattivo, si può pensare che Sars-CoV-2 possa arrivare al cervello attraverso il percorso olfattivo e causare così disfunzioni olfattive sensoriali".

Per gli esperti, il virus, ha la capacità di penetrare nel sistema nervoso centrale e causare una compromissione diretta (neurotropismo). La conferma definitiva di questi effetti richiederebbe i risultati dell'analisi del liquido cerebrospinale, ma non era il caso di eseguire in questa paziente che aveva sviluppato una forma lieve della malattia; tuttavia l'esame del cervello dei pazienti affetti da Covid-19 deceduti documenterebbe questa compromissione, mostrando la presenza nella microscopia elettronica delle particelle virali nel tessuto cerebrale.

 

3)     Una informazione cruciale per i ricercatori per conoscere l'origine del coronavirus

Sars CoV 2 è un mix di geni ereditati dai coronavirus di pipistrello e pangolino: una ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances e condotta negli Usa sotto la guida dell’italiana Elena Giorgi, che lavora nei Laboratori di Los Alamos, e di Feng Gao, della Duke University ha cercato di scoprire le origini del virus.

Analizzando le sequenze genetiche del virus, i ricercatori hanno confermato che il suo parente più vicino è il coronavirus che infetta i pipistrelli, il quale ha acquisito la capacità di infettare l’uomo grazie a un frammento di materiale genetico recepito dal coronavirus che infetta il pangolino.

4)     Coronavirus di pipistrello e pangolino: il ruolo della proteina spike

Nella ricerca, è stato dimostrato che in effetti Sars Cov 2 ha una ricca storia evolutiva che include un rimpasto di materiale genetico tra coronavirus di pipistrello e di pangolino prima che acquisisse la sua capacità di saltare nell’uomo”. È come se il virus avesse riorganizzato la chiave che gli consente di entrare in una cellula ospite.


Nel caso di Sars Cov 2, la “chiave” è la proteina spike che utilizza per legarsi alle cellule e infettarle. È stato scoperto che nel coronavirus del pipistrello, la zona necessaria per legarsi alla membrana cellulare umana è diverso da quello di Sars Cov 2 e non può infettare in modo efficiente le cellule umane. I coronavirus tipici dei pangolini, invece, nonostante siano molto diversi da Sars Cov 2, contengono la parte della proteina spike necessaria per legarsi alla membrana cellulare umana, che è importante per infettare l’uomo.

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