Coronavirus VS Remdesivir: l’antivirale candidato a sconfiggere il COVID-19

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Coronavirus VS Remdesivir: l’antivirale candidato a sconfiggere il COVID-19

Remdesivir, il farmaco antivirale che spunta come candidato tra i medicinali per possibili trattamenti contro il COVID-19. Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

L'antivirale remdesivir, tra i farmaci candidati come possibili trattamenti contro la COVID-19, avrebbe dato convincenti risultati in uno studio controllato condotto negli USA su pazienti ricoverati in ospedale.

I malati che hanno ricevuto il remdesivir si sono ristabiliti in media in 11 giorni contro i 15 del gruppo di controllo. Lo ha dichiarato Anthony Fauci, immunologo e massimo esperto americano di malattie infettive consulente della Casa Bianca su COVID-19.

Il remdesivir è stato sviluppato dall'azienda statunitense Gilead contro Ebola e mai utilizzato; sembra che l’antivirale sia ben tollerato e in laboratorio ostacola la produzione di particelle del virus.

Lo studio

Il trial è stato condotto dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) diretto da Fauci, coinvolgendo 1.063 pazienti con COVID-19 che hanno ricevuto remdesivir o placebo.

L'antivirale ha accorciato il periodo sintomatico della malattia. Nel gruppo curato con remdesivir c'è stata inoltre una minore percentuale di decessi: 8% contro l'11,6% del gruppo di controllo. Si parla del 31% di riduzione della mortalità ma è un dato che andrà confermato; nonostante ciò, è già un buon risultato, infatti se lo studio fosse confermato, vorrebbe dire che esiste un antivirale che ha una qualche efficacia sul SARS-CoV-2.

 Il parere di Fauci dalla Casa Bianca

Fauci ha ammesso che i risultati devono ancora superare il processo di revisione in peer-review (la revisione da parte della comunità scientifica), ma si è detto fiducioso che il remdesivir possa diventare un trattamento standard contro il COVID-19. Tuttavia la notizia data in un contesto politico, durante un briefing alla Casa Bianca e senza che  i dati dello studio siano stati pubblicati e condivisi con la comunità scientifica, ha destato non poche perplessità poiché è un tema molto delicato che è necessario trattare diversamente.

Senza dati consultabili molte cose rimangono ancora un mistero, infatti non sappiamo se il farmaco acceleri la guarigione di pazienti che sarebbero guariti comunque; se possa scongiurare i trattamenti in terapia intensiva, se funzioni meglio nei giovani o negli anziani, negli uomini o nelle donne, nelle persone con o senza malattie pregresse, in fase precoce o avanzata della malattia.

A supportare le speranze sul remdesivir ci sono, per ora, diverse sperimentazioni su pazienti COVID curati in ospedale, anche se non si tratta di studi controllati.

Risultati opposti da Whuan

Un altro studio controllato sul remdesivir condotto su 237 pazienti adulti di 10 ospedali di Wuhan, in Cina ha dato risultati diversi. La notizia è stata data in contemporanea alla pubblicazione dello studio americano, sull'autorevole rivista medica Lancet e mostra che non ci sono stati benefici nel gruppo trattato con l'antivirale rispetto a quello "curato" con placebo, né nella durata dei sintomi, né nella riduzione della mortalità.

I risultati sono difficili da interpretare, perché è stata coinvolta soltanto la metà dei soggetti inizialmente previsti, questo perchè il contenimento di COVID-19 in Cina fa sì che non ci siano abbastanza pazienti da studiare. L'unica cosa che si può affermare è che, su questa popolazione di pazienti, il remdesivir non ha avuto effetto.



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