Coronavirus: tamponi non per tutti. Chi sono i primi a poterlo e doverlo fare?

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Coronavirus: tamponi non per tutti. Chi sono i primi a poterlo e doverlo fare?

Coronavirus: tamponi non per tutti. Chi sono i primi a poterlo e doverlo fare?

Nella recente circolare segnalate le categorie che faranno per prime il test: operatori sanitari, ma anche residenti nelle Rsa e strutture per lungodegenti, chi vive in ambienti chiusi, chi ha una infezione respiratoria, malati fragili.

A quanto pare i tamponi saranno fatti a chi presenta i sintomi e ai suoi contatti più prossimi. Poi a chi lavora in ospedale, a chi ha un’infezione respiratoria. A chi si trova in casa di cura, con gli stessi problemi o sintomi, oppure a chi soggiorna in residenze per lungodegenti.

La circolare del Ministero della Salute afferma che il test sarà sottoposto anche ad altre categorie di persone:

  • operatori sanitari esposti
  • operatori di servizi pubblici essenziali anche con sintomi non gravi
  • lavoratori di Rsa (residenza sanitaria assistenziale) senza sintomi
  • persone deboli a causa di patologie croniche o comunque gravi come il cancro
  • individui sintomatici all'interno di comunità chius
per identificare prima possibile e poter intervenire in tempo, garantendo misure di contenimento.

Se ci sono risorse, nelle aree dove la diffusione del virus non è ancora limitata, il test è fortemente consigliato anche per chi ha un’infezione respiratoria.

 

I laboratori di riferimento per le analisi

Gli strumenti diagnostici utilizzati per diagnosticare il coronavirus saranno efficienti per tutte le categorie elencate sopra, ugualmente prioritarie di fronte al tampone.

Gli esperti del Comitato tecnico-scientifico della Protezione civile hanno dato una mano nella redazione della circolare. Sono stati indicati i laboratori di riferimento, affidabili per la buona riuscita delle analisi.

 

Mancano i reagenti per i test

Il coronavirus si muove veloce e nel presente che c'è una "disponibilità limitata di test a livello internazionale". Il comitato afferma: "Un elemento critico è rappresentato dalla ripetuta segnalazione di carenze nella disponibilità di reagenti necessari per l'esecuzione di questi test, che potrebbe in futuro acuirsi vista l'elevata domanda internazionale".

 

E le altre patologie?

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si è raccomandata con tutte le nazioni di non bloccare le attività per altre malattie, perché tutte le strutture e laboratori sono coinvolti nell’emergenza Covid-19.

 

Esami sieroligi per diagnosi

Molte Regioni in Italia, per esempio il Veneto, hanno iniziato ad usare gli esami sierologici soprattutto per ottenere una prima diagnosi, che sarà confermata attraverso il tampone, nel caso in cui si rilevasse una positività.

I test sierologici funzionano diversamente dai tamponi: prevedono il prelievo di una goccia di sangue e non l'utilizzo del cotton fioc da strisciare nella faringe e nel naso.

Quindi i test "sono molto importanti nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale", si legge nella circolare.

 

I primi col tampone

Il tampone sarà riservato "prioritariamente ai casi clinici sintomatici/paucisintomatici e ai contatti a rischio familiari e/o residenziali sintomatici, focalizzando l'identificazione dei contatti a rischio nelle 48 ore precedenti all'inizio della sintomatologia del caso positivo o clinicamente sospetto".

Inoltre, recita la circolare, "l'esecuzione dei test va assicurata agli operatori sanitari e assimilati a maggior rischio, sulla base di una definizione operata dalle aziende sanitarie, tenute ad effettuarla quali datori di lavoro".

Il consiglio vivissimo è di trovare l’organizzazione tecnica per sottoporre i cittadini agli esami, quando vengono fermati in macchina, attraverso i finestrini.

Quest’ultima procedura è già attiva in diverse regioni italiane, come in Cina ovviamente.



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