Coronavirus ed emergenza inquinamento: città ferme ma polveri sottili alle stelle

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Coronavirus ed emergenza inquinamento: città ferme ma polveri sottili alle stelle

Coronavirus ed emergenza inquinamento: città ferme ma polveri sottili alle stelle

Le centraline di Lazo e Lombardia rilasciano dati apparentemente paradossali: anche se il traffico è fermo, l’inquinamento da polveri sottili e biossidi di azoto non accenna a scendere.

Nelle maggiori città italiane, il traffico di macchine è quasi azzerato, ma l'inquinamento registrato è lo stesso di prima. Come può essere?

Tecnicamente i livelli di polveri sottili (Pm1o) e biossidi di azoto (No2) non concede respiro all'ambiente. Sia a Roma che Milano non ci sono differenze rilevanti rispetto al periodo pre-quarantena forzata.

Addirittura nei giorni con le temperature più basse le sostenze tossiche presenti nell'aria sono salite.


Il nemico n° 1 non sono le macchine

Sembra chiaro che la maggior fonte di inquinamento nelle due grandi città non sia da attribuire ai veicoli, ma piuttosto agli impianti di riscaldamento. Infatti i picchi si sono registrati nei giorni più freddi.
Se in questi giorni di quarantena la mobilità degli autoveicoli è limitata alle sole improrogabili necessità, e l'inquinamento continua a salire, ciò significa qualcosa. Nelle giornate di freddo il limite quotidiano di 50 µg/m³ è stato superato due volte.

Le vere responsabili sono le caldaie, dal momento che l'oscillazione di temperatura corrisponde a quella dei tassi di PM10 e NO2.

Anche a Roma

Anche a Roma, città molto più estesa di Milano, si sarebbero dovuti verificare cali del tasso di inquinamento. Invece no, non ci sono state variazioni rispettto alle settimane precedenti il lockdown. Il limite giornaliero di 50 µg/m³ è stato superato tre volte.

I motori meno inquinanti dei riscaldamenti nelle case? A quanto pare sì...



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