Coronavirus e Regione Lombardia. L’errore nascosto che ha svelato i retroscena di un sistema virtuoso

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Coronavirus e Regione Lombardia. L’errore nascosto che ha svelato i retroscena di un sistema virtuoso

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Quella lombarda è una sanità ottima, ma si è creata una competizione tra medicina specialistica ospedaliera e medicina di base territoriale, tuttavia proviamo ad immaginare l’evento della pandemia come un’occasione, ma prima dobbiamo liberarci dai cosiddetti feticci ideologici che inquinano il dibattito, funzionale a un pacato e razionale ragionamento.

 

Tre premesse necessarie prima di procedere:

  1. I ragionamenti che seguono non hanno nulla da spartire con le vicende giudiziarie che hanno coinvolto governatori e dirigenti regionali.
  1. I ragionamenti che seguono non hanno nulla a che vedere con preconcetti ideologici: sono ben accetti modelli che prevedano l’erogazione paritaria (orizzontale) delle prestazioni del pubblico e del privato, ma solo nel caso in cui il sistema offra prove di migliore efficacia.
  1. L’eccezionale diffusione dell’epidemia in Lombardia, e soprattutto le pesanti implicazioni e i drammi che ha comportato in vasti strati della sua popolazione, non possono essere banalizzate e semplificate.

Il sistema Lombardo funziona davvero?

Fatte le dovute premesse, la domanda è se il sistema Lombardo funziona davvero, anche tenendo conto della situazione di emergenza. Ovvero, consente di rispondere appropriatamente ai bisogni di salute dei suoi cittadini, erogando le migliori cure disponibili, garantendo l’equità dell’accesso alle cure in funzione dei bisogni, e con costi compatibili con le risorse che il bilancio pubblico può permettersi? In prima istanza, sulla base di alcuni dati, la risposta è positiva.

Lati positivi del sistema

Le cosiddette eccellenze sono una realtà innegabile di quel sistema. L’oncologia, la neurologia, l’ortopedia, le malattie cardiovascolari e quelle metaboliche sono solo alcuni esempi di un sistema che, basato sulla cosiddetta competizione orizzontale, ha finito per generare eccellenze. Luca Merlino, Direttore Sanitario con funzioni di Direttore Generale presso Centro Cardiologico Monzino, ci ricorda che la Lombardia è la Regione con la più bassa percentuale di mobilità passiva in Italia, ciò significa che i lombardi sono soddisfatti del sistema di cure erogato dalla regione.

Lati negativi del sistema

L’attuazione della riforma del sistema socio-sanitario in Lombardia (Legge regionale 23/2015), era già fortemente in crisi prima della pandemia da Covid-19. Questa crisi viene dalla legge regionale n. 31/1997 che, attribuendo l’erogazione dei servizi sanitari ai presìdi/aziende ospedaliere, ha di fatto creato una competizione (patologica e verticale) tra medicina specialistica ospedaliera e medicina di base territoriale. L’assistenza territoriale era già abbandonata a sè stessa da tempo e non a caso la Lombardia ha avuto il maggior numero di contagi

La situazione di emergenza ha fatto emergere in modo drammatico un problema: è innegabile che la Regione Lombardia offre eccellenze, ma a discapito di un modello che dall’integrazione funzionale tra ospedale e territorio potrebbe garantire una più efficace, equa, e forse efficiente risposta ai bisogni.

Da una parte in 5 anni non sono state seriamente poste in essere le pur buone previsioni come i Presidi Ospedalieri Territoriali. Dall’altra parte, la creazione del sistema ATS-ASST, anziché aumentare l’integrazione ospedale-territorio ha finito per mortificare il secondo; è successo così che l’attenzione dei Direttori Generali è stata fatalmente risucchiata dai problemi degli ospedali, con una regìa dei servizi territoriali indebolita.

In più, da quel 2015, in Lombardia i Distretti Sociosanitari deputati all'erogazione delle cure primarie sul territorio sono stati aggregati in “mega-Distretti”, con un numero di abitanti in alcuni casi 4 o 5 volte superiore ai Distretti originari (senza adeguamento proporzionale delle risorse); da ciò si capisce perché oggi le ATS non sono in condizione di fare sufficienti telefonate per mettere in quarantena le migliaia di positivi accertati ogni giorno e i loro contatti stretti.

Considerazioni e proposte

L’ultima considerazione è che l’Italia (e la Lombardia) non ha saputo o voluto far crescere adeguatamente la cultura della sanità pubblica, non intesa come il sistema di prestazioni erogate da soggetti di diritto pubblico ma a come l’insieme di sforzi organizzati della società per sviluppare politiche per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute e per favorire l’equità sociale. Ma lo sviluppo di politiche adeguate richiede che il Ssn disponga di professionisti in grado di indirizzare le politiche stesse sulla base delle migliori evidenze disponibili.

La proposta che traggo da tutto questo è che dal dibattito e dal confronto tra persone autenticamente ispirate da una visione comune dell’obiettivo da raggiungere, senza necessariamente condividere a priori come arrivarci, ma che nel contempo abbiano una documentata competenza in merito, condividano un Manifesto per una nuova sanità, che sappia contribuire al cambiamento.



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