Coronavirus e inquinamento: più polveri sottili, più mortalità

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Coronavirus e inquinamento: più polveri sottili, più mortalità

Coronavirus e inquinamento: più polveri sottili, più mortalità

Secondo una ricerca dell’Università di Harvard condotto da Francesca Dominici, sembra che dove c'è maggior inquinamento il coronavirus sia più letale. Addirittura del 15%.

Le conseguenze devastanti del covid-19 sono più consistenti nei luoghi in cui l'inquinamento da polveri sottili è maggiore.

Tasso di mortalità + 15%

Francesca Dominici, una delle maggiori esperte nel settore, ha condotto uno studio all’Università di Harvard da cui emerge che: "Abbiamo scoperto che sul lungo periodo basta una differenza di un microgrammo nella media di pm 2,5, il particolato ultrasottile, per aumentare il tasso di mortalità del nuovo coronavirus del 15%» racconta la professoressa Dominici, in collegamento telefonico da Boston.

 

Cosa sono le polveri sottili

Le «polveri sottili» dette anche pm 2,5, sono micro particelle tossiche di inquinamento, tra l'altro cancerogene, prodotte dagli scarichi delle industrie, delle auto e dei riscaldamenti.

Sono piccolissime e si insediano negli alveoli polmonari e nel sangue, causando gravi danni all'organismo.

Anche se non è la prima volta che viene messo in evidenza un legame tra inquinamento e pericolosità del Cov-Sars-2, lo studio della Dominici di Harvard fa affidamento sulla "biostatistica", un'analisi che si base su grandi quantità di dati per la ricerche sia mediche che biologiche.

Le statistiche parlano chiaro
I ricercatori hanno analizzato i dati sulle quantità di particolato in 3.000 contee degli USA, che comprendono circa il 98% della popolazione, nell'arco di tempo dal 2000 al 2016. Li hanno poi messi in relazione ai morti per coronavirus fino al 4 aprile 2020.

Hanno ricalibrato i dati, aggiustando tutti gli elementi che potevano alterare i risultati statistici, come per esempio

  • densità di popolazione
  • status socioeconomico
  • percentuale di fumatori
  • tasso di obesità
  • variabili climatiche
  • livello di istruzione
  • numero di tamponi per la positività al virus effettuati
  • disponibilità di letti negli ospedali

Ne è emersa un'associazione, cioè un rapporto molto più stretto della semplice correlazione, tra inquinamento e dannosità del covid-19.

Microparticolato e infiammazioni

Afferma Dominici: "Se una persona vive per decenni in un luogo dove ci sono livelli alti di particolato ha una maggiore probabilità di sviluppare sintomi gravi. È un risultato che non ha sorpreso chi studia gli effetti delle polveri sottili sulla salute. Sappiamo già che l’esposizione di lungo periodo al microparticolato causa infiammazioni ai polmoni e problemi cardiocircolatori. E sappiamo che le persone con problemi al sistema respiratorio e cardiocircolatorio, contagiate da Covid-19, hanno un tasso di letalità più alto".

Focolai del Nord e inquinamento

Le conseguenze in Italia potrebbero essere spiegate anche da questo punto di vista: il Nord Italia, soprattutto la Pianura padana, è una delle zone più inquinate d’Europa. L'associazione con l'alto numero di vittime e questo potrebbe avere avuto un ruolo anche nell’alto numero di vittime che si sono registrate in Lombardia» aggiunge Dominici.

Lo studio di Harvard non ha il compito di spiegare gli effetti dell’inquinamento sulla malattia, ma fornisce sicuramente un quadro completo a chi deve organizzare la risposta sanitaria all’epidemia.

Sintomi più pesanti per chi vive nelle grandi città

Dice la Dominici: "Quindi che lì le contromisure come il distanziamento fisico sono ancora più importanti. Ma anche che bisogna preparare le strutture mediche perché le persone infette svilupperanno sintomi più pesanti rispetto a quelle che hanno sempre respirato aria pulita".

La Dominici afferma che "E' essenziale paragonare i risultati provenienti da tutte le zone del mondo, e avere la migliore informazione possibile per organizzare la risposta sanitaria all’epidemia. Noi continueremo ad aggiornare l’analisi man mano che aumenteranno i casi: purtroppo ci saranno molte altre vittime negli Usa».



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