Coronavirus e Chiesa: per Papa Francesco un futuro “tragico e doloroso”

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Coronavirus e Chiesa: per Papa Francesco un futuro “tragico e doloroso”

Coronavirus e Chiesa: per Papa Francesco un futuro “tragico e doloroso”

Per Francesco non è il ritorno alla fase 1. Non è il ritorno al mondo produttivo di prima. Sia esso economico, con la sua produzione di scarti umani di rifiuti inquinanti. Sia esso ecclesiale, con le sue consolidate modalità.


Papa Francesco è preoccupato per la "Fase 2". In un'intervista rilasciata al suo biografo Austen Ivreigh, pubblicata in italiano da La Civiltà Cattolica, afferma: “Penso alle mie responsabilità attuali e nel dopo che verrà. Quale sarà, in quel dopo, il mio servizio come vescovo di Roma, come capo della Chiesa?

Quel dopo ha già cominciato a mostrarsi tragico, doloroso, per questo conviene pensarci fin da adesso. Attraverso il dicastero per lo Sviluppo umano integrale è stata organizzata una commissione che lavora su questo e si riunisce con me”.

L’obiettivo del Santo Padre è dare unitarietà al messaggio della Chiesa nel mondo, renderlo attuale, comprensibile e fruibile a credenti e laici. Non più, come già capitato, un'esaltazione della figura rivoluzionaria del nuovo Pontefice.

Inventiva e creatività
Papa Francesco sente che questa fase storica dell'umanità potrebbe essere rivolta all'inventiva, alla creatività. Ogni crisi è un'opportunità per essere migliori rispetto a prima. Individualmente e come società.

"Oggi credo che dobbiamo rallentare un determinato ritmo di consumo e di produzione e imparare a comprendere e a contemplare la natura. E a riconnetterci con il nostro ambiente reale. Questa è un’opportunità di conversione”.


Aggiunge: “Sì, vedo segni iniziali di conversione a un’economia meno liquida, più umana. Ma non dovremo perdere la memoria una volta passata la situazione presente, non dovremo archiviarla e tornare al punto di prima. È il momento di fare il passo. Di passare dall’uso e dall’abuso della natura alla contemplazione. Noi uomini abbiamo perduto la dimensione della contemplazione; è venuto il momento di recuperarla”.
Il filo conduttore dell’intervista sono le immagini di grandi classici della letteratura antica e moderna.

Come Enea che si ritira sui monti
L’intervista si conclude con il riferimento a Enea, descritto da Virgilio come un eroe che sconfitto a Troia, pur avendo perduto tutto, non rimane a piangere o si suicida, ma ascolta il suo cuore e procede oltre, va verso i monti per allontanarsi dalla guerra”. Il senso è quello di prendere le radici delle nostre tradizioni, siano esse storiche, morali e spirituali e salire sui monti per riflettere su come ripartire, individualmente e come società. Tecnicamente, per un periodo molto lungo, nulla sarà come prima.
Il Papa ci sprona ad essere noi stessi coscienti e artefici del cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Attivare la coscienza individuale è necessario, per non tornare uguali e impreparati come lo siamo stati nei mesi scorsi.



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