Coronavirus: difetti e qualità che ci accompagneranno dopo la quarantena

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Coronavirus: difetti e qualità che ci accompagneranno dopo la quarantena

Coronavirus: difetti e qualità che ci accompagneranno dopo la quarantena

Cosa resterà nella nostra mente di questo virus? Ad aiutarci saranno la resilienza individuale, ma anche la paura che ha un lato razionale e salvifico. E poi c'è lo sport, che crea un'identità comune

 

Cosa è la resilienza? 

Termine di derivazione tecnica, si è trasformato in una parola magica simbolo della nostra epoca, e dopo il coronavirus la resilienza sarà ancora più necessaria. Questo perché all’improvviso ci siamo riconosciuti fragili, fatti della materia più impalpabile. Il senso del limite ha ridato valore alle cose, ha ridefinito gli spazi, il tempo, la prossemica degli abbracci, il rapporto con se stessi.

 

E chi pensa già al dopo?

Chi possiede molta immaginazione pensa già, ai tempi migliori, perché come scrive Camus nel suo libro La peste, pensiamo che il flagello sia irreale, che sia solo un brutto sogno che passerà. Avremo amore per noi stessi quando riavremo una nuova sconosciuta normalità o il coronavirus ci avrà lasciato ansia, incompletezza, fragilità?

 

«Il Covid-19 ci ha costretto ad un allenamento di pazienza e umiltà, mettendo allo scoperto fragilità e debolezze, e facendo crollare le certezze eccessive che avevamo», dice il professor Rosario Sorrentino, neurologo e divulgatore scientifico esperto su tematiche di panico, paura e angoscia. «Oggi siamo ancora bloccati e frastornati, ma da qua alla fine dell’emergenza sanitaria e del confinamento, ognuno si sarà raccontato la vicenda a modo suo, avrà riconvertito le abitudini.».

 

Non tutti, però, in quarantena hanno vissuto gli spazi circoscritti e la dilatazione del tempo come un’opportunità, a loro cosa resterà di questo coronavirus? «In questo momento siamo tutti disadattati, ma ognuno ha i suoi strumenti, la risposta è individuale. Lo stress, infatti, è la capacità di adattamento all’imprevisto».

Ed il disagio psicologico causato dal CoronaVirus?

«Proviamo paura cosciente e consapevole, quella paura che dà lucidità e responsabilità, senso di discernimento di cosa sia giusto o sbagliato. E poi la rabbia, che fa seguito al cambiamento improvviso, è una rabbia autolesiva rivolta verso se stessi.».

Il coronavirus ci ha cambiato in positivo?

«Questo evento è un occasione per formare le persone a una alfabetizzazione emotiva diversa. Le emozioni sono sempre le stesse, sono solo cambiati i codici: la solidarietà non è solo annunciata ma è praticata nel reale, l’io trascende a favore di un progetto più grande, il noi. Se da una parte il coronavirus ci ha distaccati, in realtà ci ha avvicinati, siamo pronti alla reciprocità, viviamo tutti la stessa emozione. È un’esperienza che, forse, ci renderà migliori, ma lascerà qualche cicatrice nella nostra coscienza».

Le qualità che serviranno dopo la quarantena

«La resilienza per risalire la china e tanta empatia. A favore dei più fragili, sarà importante attivare subito la rete sociale per far ritrovare le certezze con presidi culturali e di supporto grazie  all’affiancamento di figure professionali che permettano di rendere immune anche la mente da questo virus».

Come affronteremo la paura?

«La paura ci salverà. Ci sono due tipi di paura, quella istintiva e quella meno veloce ma razionale, che porta ad analizzare le situazioni col giusto distacco.Dobbiamo imparare ad allenarci alla paura, di solito usiamo solo la parte più negativa, eppure quella più riflessiva e razionale rappresenta l’opportunità per andare avanti. Se non usiamo la paura e non smettiamo di avere paura della paura, il rischio è di rimanerne sottomessi, con uno stress emotivo che per di più abbassa le difese immunitarie.

Ma un rifugio sicuro per l’umore quale può essere? Lo sport?

"Il mio metodo prevede tanto movimento e poche medicine. Lo sport è una opportunità per rimanere giovani nel pensiero e nell’azione. Insegna la flessibilità, intesa come capacità di cambiare e di adattarsi al cambiamento. E questa flessibilità è alla base di tutto, è un anticorpo sociale e culturale per non rimanere confinati. Allo sport dedichiamo le nostre passioni e per questo ci dà la possibilità di mantenere aperta una finestra emotiva che costruisce un’identità comune, che ci aiuta a sentirci meno soli".

Cosa faremo con la libertà ritrovata?

"Ci scrolleremo di dosso tante stupidità, non saremo più ottusi consumatori e spero che la scienza diventi cultura di massa. La salute e la libertà sono i valori che dovranno diventare centrali nella nostra vita".



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