Coronavirus, cronaca dal fronte. Gli infermieri lavorano tra i contagiati senza protezioni

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Coronavirus, cronaca dal fronte. Gli infermieri lavorano tra i contagiati senza protezioni

Coronavirus, cronaca dal fronte. Gli infermieri lavorano tra i contagiati senza protezioni

Coronavirus, cronaca dal fronte. Coronavirus Milano clinica Igea «tute fatte di sacchi di plastica e scotch. Così operano gli infermieri tra i pazienti infetti della Igea»

Nessun controllo in ingresso all’inizio, tre malati a rischio sono stati trasferiti nella casa di cura del Policlinico senza controllo. Per 10-15 giorni hanno fatto fisioterapia e incontrato gli altri: 30 i positivi, 3 i morti.

Armature di fortuna

Nessuna tuta integrale, camici corti ed aperti sulla schiena. Zone sensibili protette con buste di plastica sulle gambe e attorno al collo, cuffie per la distribuzione di alimenti in testa. E metri di nastro adesivo per sigillare queste armature di fortuna contro la pandemia.

Mancano le protezioni

Nei repartii Covid (creati troppo tardi) della Casa di cura del Policlinico di Milano, di proprietà dell’Igea, mancano i dispositivi di protezione per infermieri e dottori: non ci sono visiere, gambaletti, sovrascarpe, tute. Lo racconta al Corriere un’infermiera della struttura, in quarantena come oltre 30 colleghi tra operatori e infermieri, risultati positivi al tampone. Questa casa di cura rientra tra le cliniche di riabilitazione, infatti qui il 3 marzo sono trasferiti tre pazienti della clinica Igea (dove il virus è entrato ed esploso tra ospiti e personale): «Quando sono arrivati non si è fatta alcuna verifica, non c’è stato alcun isolamento preventivo, per 10-15 giorni hanno girato per la struttura, facendo fisioterapia e incontrando altri degenti».

Troppa vicinanza
Di conseguenza, bastano pochi giorni prima che diversi pazienti riscontrino sintomi da coronavirus. «A quel punto si sono fatti dei tamponi a chi aveva febbre elevata e sono risultati tutti positivi. Sono stati creati allora due reparti Covid, per un totale di 30 pazienti positivi. Tre di questi sono stati trasportati in Pronto soccorso, dove sono deceduti». Per concludere avendo anche carenza di personale c’è promiscuità di operatori tra i reparti.



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