Conseguenze della quarantena: deprivazione sociale e stress

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Conseguenze della quarantena: deprivazione sociale e stress

Durante la quarantena da coronavirus, caratterizzata da solitudine e distanziamento sociale, lo stress sta raggiungendo i massimi livelli. Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

Ormai è noto a tutti che la deprivazione sociale ci rende ansiosi e nervosi. La probabile origine del malessere che sentiamo quando ci sono precluse le relazioni sociali va cercata nelle nostre origini psico biologiche.

 

Possiamo farci un’idea più precisa rileggendo il filosofo greco Aristotele (IV secolo A.C.), che, nella sua “Politica”, definisce l'uomo un animale sociale in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Quindi fa parte della natura umana, ricercare ed instaurare relazioni, addirittura interagire è una necessità che ha fatto sì che sviluppassimo doti relazionali e comunicative, iscritte nel nostro patrimonio genetico. Il nostro cervello stesso è il risultato evolutivo delle nostre esperienze di socializzazione e il suo funzionamento e la sua salute dipende in buona parte da esse.

 

Reclusione e stress

L’attuale lockdown ha messo a dura prova le persone proprio perché le ha costrette a vivere in una sorta di deprivazione sociale. Gli stimoli relazionali si sono di colpo quasi azzerati, provocando stress nella mente delle persone. Gli studi dimostrano che durante le quarantene da epidemie (Ebola, Sars, influenza da H1N1 ecc.), le persone riportano sintomi di stress ed effetti psicologici negativi.

 Lo stress da quarantena

Lo stress inoltre è un fenomeno molto particolare. Gli studiosi ci insegnano che quando siamo stressati produciamo un ormone, l'ossitocina, che è adibito a farci attuare comportamenti parasociali come ricercare vicinanza umana, contatto fisico, calore umano. Quindi quando siamo stressati tendiamo ad avvicinarci alle persone per avere e ricevere calore umano. In questa situazione di emergenza invece siamo costretti a frenare anche quei comportamenti spontanei che si generano in situazioni di stress, a causa della biochimica, subendo così una doppia limitazione.

 

Eustress, lo stress positivo

Le ricerche ci dicono che solo il 9% della popolazione italiana riesce a gestire in modo positivo questa fase. Questa fascia della popolazione italiana sfrutta al meglio la componente positiva della stress che viene denominata eustress, per differenziarla appunto dal distress, che è lo stress negativo.

Utilizzare l'eustress significa appunto, organizzare e regolare le proprie energie proiettandole verso cose positive nella maniera corretta; nello specifico significa organizzare le proprie giornate in maniera funzionale, programmare le attività, cercando di gestire tutte le azioni con riflessi positivi nella propria sfera personale e professionale e cercando di adattarsi al meglio alla situazione.

In questa circostanza diventa quindi fondamentale tutelare la salute fisica, a partire dalla salute mentale, sfruttando al massimo i meccanismi positivi della nostra mente.



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