Alberto Zangrillo a Libero: il coronavirus e gli errori di governo ed esperti

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Alberto Zangrillo a Libero: il coronavirus e gli errori di governo ed esperti

Più che di fase 2 bis, da oggi sarebbe il caso di parlare di fase Post. Post comeil dopo di una guerra, post come un messaggio virale di speranza da pubblicare online. Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

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Siamo nel pieno della Fase 2, mentre il professor Alberto Zangrillo, primario di Terapia intensiva generale e cardiovascolare del San Raffaele di Milano parla di fase post, come il protocollo P.O.S.T. da lui messo a punto per avviare la ripartenza con la giusta cautela e senza terrorismo psicologico.

Il Paese è già pronto per una totale riapertura del sistema produttivo e una ripresa vera dell socialità?

“Il paese deve essere pronto per la fase 3. Finora abbiamo vissuto di proiezioni statistiche, epidemiologiche, matematiche, ma non di dati clinici. Chi ha conosciuto il virus sul territorio e soprattutto in ospedale non ha avuto la possibilità di essere ascoltato dal Comitato tecnico-scientifico”.

La prima lettera del POST è la P di "prudenza". A suo giudizio bisognerebbe essere più prudenti per tutelare gli over 65?

Il professore afferma che impedire agli adolescenti di incontrarsi è un controsenso, se poi non si controlla il giovane adulto di 18-20 anni in visita dal nonno, ed ancora, non ha senso distanziare il nucleo familiare che va al ristorante, se le famiglie comunque condividono gli stessi spazi nella propria abitazione.

"O" di Organizzazione, "S" di Sorveglianza e "T" di Tempestività. Me le spiega?

“Si tratta di organizzare un sistema triangolare in cui l'istituzione ospedaliera, la sanità regionale e il medico di medicina generale sono in collegamento per sorvegliare i soggetti a rischio. E questo al fine di agire con tempestività. La cura tempestiva a domicilio, se adottata correttamente, è una cura efficace. Anche la tempestività della cura ospedaliera produce effetti positivi che non possiamo raggiungere se il paziente viene portato in ospedale troppo tardi”.

Le altre misure volute dal governo sono efficaci? Penso a distanziamento e mascherine.

L’esperto risponde che questo è compito del Comitato tecnico-scientifico, tuttavia non c'è alcuna evidenza scientifica per cui dobbiamo stare distanti. Finché non avremo certezze sulla protezione degli anziani ed il buon senso, queste misure rimarranno una tutela generica.

Il professore aggiunge anche che intorno alle mascherine si è creata una ridicola dialettica, infatti si è passati dall’esasperata ricerca della mascherina più efficace possibile al proporre quella fatta in casa.

L’app Immuni servirà a qualcosa?

“Non sono appassionato al tema, ma credo che abbia l'aspettativa di vita di una farfalla” 

 I dati clinici invece cosa ci dicono?

«Noi stiamo producendo una serie di ricerche cliniche. Esse prevedono l'arruolamento di pazienti contagiati in forma grave, non necessariamente in terapia intensiva. Ma questi pazienti fortunatamente non li troviamo più al San Raffaele almeno da un mese”.

Il significato di ciò non è necessariamente una mutazione del virus, infatti potrebbe essere mutata l’interazione tra il virus e l’uomo: se prima il virus agiva sui recettori dell’albero respiratorio, scatenando una forte reazione infiammatoria, ora questo non succede più, inoltre non è detto che in autunno ci sarà una seconda ondata, tuttavia “ora conosciamo molto più del virus e molto di più delle cure e siamo molto più attrezzati a livello territoriale e ospedaliero” conclude Zangrillo

Per qualsiasi evenienza, è giusto aumentare il numero dei posti di terapia intensiva?

“Per pensare di raddoppiare le terapie intensive bisogna pensare a chi ci va a lavorare. Ci vuole un gruppo di lavoro molto competente e addestrato e anche molto affiatato”.

In più, gli eventuali nuovi posti di terapia intensiva dovrebbero essere creati vicino alla struttura ospedaliera cui fanno riferimento, ed il gruppo di lavoro deve essere lo stesso che opera nelle terapie intensive dell’ospedale.

Zangrillo precisa poi, che le terapie intensive, al contrario della fase 1, devono diventare l’opzione estrema, fortificando la medicina del territorio.

Parlando di terapie, so che al San Raffaele state sperimentando con successo un farmaco contro l’artrite reumatoide.

“In tutta Italia ci sono sperimentazioni cliniche importanti. Noi, in collaborazione con altri centri di ricerca, stiamo avendo evidenze di rilievo nel campo degli antinfiammatori, degli antivirali e dei farmaci immuno-modulanti. Ad oggi però, la cura anti-Covid non esiste.

E che mi dice del plasma iperimmune?

Zangrillo ritiene che, al di là dell’entusiasmo, la cura al plasma iperimmune deve assolutamente essere sperimentata per vedere se è effettivamente efficace nella cura del malato, sperando in risultati positivi.

A suo giudizio arriverà prima il farmaco anti-Covid o il vaccino? O magari il virus si estinguerà prima di entrambi?

“Se dovessi fare una scommessa, punterei una fiche su quest'ultima opzione”.

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