A Milano il telelavoro resiste nella Fase 3: il probabile futuro lavorativo

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A Milano il telelavoro resiste nella Fase 3: il probabile futuro lavorativo

Dalle banche alle assicurazioni, migliaia di dipendenti delle grandi aziende restano a casa. Sembrava un esperimento nato solo per cause di forza maggiore (il coronavirus) e invece sembra che diventerà il fururo per milioni di persone. Segui gli articoli con studi scientifici sull'argomento di Spazio SoloSalute®, il tuo centro benessere in centro a Milano per consulenze Naturopatia, Nutrizione, massaggi, bellezza naturale, prodotti naturali.

Dalle banche alle assicurazioni, migliaia di dipendenti delle grandi aziende restano a casa. Sembrava un caso straordinario, provocato dal coronavirus e dalla quarantena, invece lo smartworking continua a durare.

L’era dello smartworking

L'era dello smartworking, nelle grandi aziende milanesi, pare destinata a durare ancora per tutta l'estate. Si ipotizza addirittura che questa modalità lavorativa possa estendersi anche oltre settembre, reintegrando nelle sedi centrali, in maniera graduale, soltanto le funzioni strategicamente più sensibili dal punto di vista operativo.

Aziende e smartworking

IntesaSanPaolo, ad esempio, ha ancora circa 10mila dei suoi 13mila dipendenti di Milano e provincia al lavoro da casa. "Abbiamo messo la sicurezza davanti a tutto - dice Roberto Cascella responsabile people management della banca. Nella nostra sede centrale c'è solo il 7-10% dei dipendenti mentre nelle filiali c'è turnazione". Secondo Cascella, questa situazione è destinata a durare perché: "l'esperimento ha funzionato molto bene e non c'è alcuna necessità di un rientro forzato".

Stessa situazione nella sede di Vodafone che non ha nessuna fretta di tornare allo status quo pre-Covid.  spiega Ilaria Dalla Riva, direttore risorse umane e organizzazione di Vodafone Italia, afferma che nonostante i servizi che offrono siano essenziali ed avrebbero potuto continuare a lavorare in sede, hanno optato comunque per lo smartworking, estendendolo fino al 1 settembre anche per profondo senso di responsabilità sociale nei confronti del territorio e della comunità. Anche Generali di Citylife , ha dichiarato che rimarrà semi-deserta ancora almeno fino alla fine del prossimo mese.

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Smartworking: realtà concreta o ritorno al passato?

Ovviamente, questa situazione non può continuare per sempre: "Anche perché una sede fisica è la base dell'identificazione di un dipendente con l'azienda, non si può farne a meno e i processi di creatività sono più stimolati quando ci si vede tra colleghi faccia a faccia in ufficio", dice il sociologo Luca Pesenti, professore all'Università Cattolica.


L'esperienza di questi mesi potrebbe però convincere molte aziende milanesi a rendere più strutturale lo smartworking; ad esempio IntesaSanPaolo aveva, prima del Covid, 17mila dipendenti abilitati a lavorare dalla propria abitazione con l'obiettivo a medio termine di arrivare a 24mila. Obiettivi di gran lunga superati visto che la banca ha ora 40mila persone che fanno bonifici e gestiscono clienti dal salotto di casa.

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